
Von der Leyen e le difficoltà dell'Unione. Nemmeno il voto di fiducia di domani risolverà i problemi...
Nella Berlino dell'"Ora zero", esattamente 80 anni fa, emerse una figura che entrò per sempre nella memoria e nel mito: la Trümmerfrau, la donna delle macerie, si eresse a simbolo delle migliaia di donne tedesche che contribuirono a rimuovere le rovine della capitale tedesca, rase al suolo dagli Alleati.
Quando domani mattina il Parlamento europeo respingerà, come sembra probabile, la mozione di sfiducia presentata dall'estrema destra contro Ursula von der Leyen, anche lei sarà metaforicamente una Trümmerfrau, ancora presidente della Commissione di Bruxelles, ma seduta su un paesaggio di rovine: l'Europa di questa triste estate del primo quarto del XXI secolo.
Lunedì pomeriggio, l'emiciclo di Strasburgo ha messo in scena il "trompe-l'oeil" di una maggioranza europeista che sopravvive solo sulla carta e non concorda più su nulla, o quasi nulla.
Manfred Weber ha difeso la sua acrobatica politica dei due forni: "esiste una piattaforma, non una coalizione", ha affermato il leader del Partito Popolare, che cerca e riceve voti dalla destra ogni volta che deve smantellare un'altra parte del Patto Verde o inasprire la politica migratoria dell'UE.
"Non potete chiederci di essere responsabili mentre negoziamo con gli estremisti", ha risposto la leader dei Socialisti e Democratici, Iratxe García Pérez.
Sotto la pressione di Weber e di un PPE dominante, von der Leyen ha fatto del trasformismo il suo tratto distintivo, da un lato cedendo alle loro richieste e dall'altro cercando, come nel dibattito di lunedì, di placare almeno verbalmente i socialisti e i liberali che l'avevano eletta l'anno scorso insieme al Partito Popolare.
La divisione interna alla destra è emersa anche nel dibattito in aula, dove Fratelli d'Italia, sempre più a disagio all'interno del gruppo ECR, ha annunciato il suo voto contrario, in disaccordo con rumeni e polacchi che avevano proposto una mozione di sfiducia.
Ma in ultima analisi, le vere rovine sono altrove e le prove più dure devono ancora arrivare.
First of all, on tariffs, where the dilemma between a bad deal and no deal remains unresolved. The Von der Leyen Commission, which holds power, is negotiating in uncertain and difficult conditions, weighed down by the division that sees Germany, Italy and other countries heavily dependent on exports defending the "little, damn it, now" approach, while France and Spain are calling for more determination and symmetry in the face of Trump's threats. The fundamental mistake, once again, is appeasement: Donald Trump is not Hitler, nor Putin, he is the leader of our main ally, but the illusion that making concessions, making concessions, can appease him and curb his appetites is pure illusion. With strong people - enemies, adversaries or allies - history teaches us that appeasement has never worked.
Once again, Schengen is dying before everyone's eyes. A borderless Europe, which, along with the single currency, is among the few dreams of the common project that have become reality, is collapsing amid widespread lack of interest and the Commission's silence.
On Monday, Poland reintroduced border controls with Germany, which had already done so unilaterally in May. They join a long list of countries that have announced or announced them: Belgium, Slovenia, Italy, Austria, the Netherlands, Denmark, Norway, Sweden, France and Bulgaria. The official reason: security and strong migratory pressures. The real reason: domestic politics, with governments pursuing extremist populism for fear of losing the next elections. The result: huge damage to the economy and exclusion as a rule; Schengen is no longer the area of freedom we were promised.
More ruins, von der Leyen is causing herself. On her agenda is an important deadline, that of July 16, when she will have to present the multiannual budget for the seven-year period 2028-2034. But the document under preparation is very controversial: 2/3 of the European Parliament, 14 governments and even some European commissioners, including Italian Vice-President Raffaele Fitto, oppose the president's proposal, which would mean the reduction and de facto renationalization of cohesion spending and not only, in the name of new priorities such as defense and competitiveness.
The problem is that, instead of showing political courage, proposing an increase in resources and a more ambitious budget, von der Leyen has chosen not to ask for additional funds, limiting herself to overturning the rules of governance: "where is the Draghi report, where are the capital markets and sanctions against platforms?", asked the leader of Renew, Valérie Hayer, in the hall on Monday.
Sul bilancio, è la prima volta dall'inizio del suo secondo mandato che von der Leyen vede i suoi commissari preoccupati: è il segnale che il suo modello di gestione centralizzata e personale sta causando una crisi di rigetto. Ed è in sostanza lo stesso messaggio che arriva dalle dimissioni anticipate di Elisabetta Belloni da consigliere per la politica estera, stanca di essere tenuta lontana dal nucleo impenetrabile del processo decisionale, composto da due sole persone: von der Leyen e il suo potente capo di gabinetto Bjoern Seibert.
La Presidente della Commissione probabilmente voterà la fiducia domani, anche se sarà interessante vedere i dati. Ma, come la Trümmerfrauen del mito, dovrà lavorare sodo per rimuovere le macerie dell'Europa su cui siede. A differenza dei suoi compatrioti di allora, non è certo che ci riuscirà. /Adattato da un opuscolo del Corriere/
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