L'ex inviato di Trump torna con accuse contro l'UE, mentre Vučić loda e tace sulla giustizia internazionale in Kosovo...
Richard Grenell, ex inviato speciale di Donald Trump per il dialogo tra Kosovo e Serbia, è tornato alla sua solita retorica; questa volta accusando direttamente la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di quella che definisce ipocrisia e silenzio sull'ingiustizia nei confronti di Hashim Thaçi.
Grenell, ormai una figura sempre più legata alle reti nazionaliste serbe, sfrutta ogni sua mossa per rimodellare la narrazione della giustizia internazionale nei Balcani come un'operazione politicamente controllata dall'UE.
Invece di parlare del progresso democratico nella regione o di confrontarsi con il passato, Grenell si lancia in attacchi personali e contro alti funzionari dell'Unione Europea.

In recenti dichiarazioni, ha accusato Von der Leyen di essere rimasta in silenzio su quella che considera l'ingiusta detenzione dell'ex presidente del Kosovo. Senza nuove argomentazioni legali, senza riferimenti a decisioni prese o procedure concrete, Grenell chiede che l'opinione pubblica internazionale dimentichi i presunti crimini di guerra e si concentri su una narrazione personalizzata di vittimizzazione politica.
Questa è la retorica che ha dominato fin dall'inizio del processo a Thaçi all'Aja: giustizia come persecuzione, non come processo necessario per costruire una pace duratura. Quando le critiche all'UE provengono da un ex funzionario insignito da Aleksandar Vučić di un'alta onorificenza statale serba, tutti dovrebbero chiedersi: chi serve chi?
È incredibile con quanta facilità Grenell parli di doppi standard, ignorando le posizioni indipendenti della Corte Speciale, istituita con il voto dell'Assemblea del Kosovo. Invece di proteggere gli interessi del Kosovo, sposta l'attenzione dall'integrazione euro-atlantica ai pericolosi giochi con l'influenza americana radicalizzata, che rappresentano un segmento della politica estera di Trump, non la politica ufficiale di Washington.
Nel frattempo, l'UE tace. Ursula von der Leyen non ha risposto alle accuse e probabilmente non lo farà. Ma il silenzio europeo non deve essere confuso con la debolezza: è un segnale che l'UE non ha alcuna intenzione di entrare in guerra verbale con diplomatici frustrati dalla politica interna americana.
Il Kosovo ha bisogno di partner che lo aiutino a costruire uno Stato, non di portavoce di individui che affrontano la giustizia. Pertanto, la difesa di Thaçi da parte di Grenell non è né una difesa del Kosovo né un aiuto alla pace. È semplicemente una voce strumentalizzata che usa i Balcani come palcoscenico per un'altra lotta di potere, che non ha nulla a che fare con il futuro degli albanesi./ Opuscolo
Po ky jarani cfare dreqin do me punet e Shqiptareve. Le te theket ne diell andej nga plazhet ne Karaibe se vetem per ate pune eshte.