Rama riunirà il gruppo lunedì per discutere di integrazione, in un momento in cui il processo rimane bloccato a Bruxelles e il rapporto dell'IBAR non è stato approvato. Mentre il primo ministro cerca di imporre una narrazione ottimistica, l'incontro rappresenta un banco di prova per le voci critiche all'interno del partito, che finora si sono espresse al di fuori dei forum ufficiali, ma non di fronte a lui...
Lunedì alle 11:00 non si terrà una riunione di routine al Palazzo delle Brigate. Edi Rama ha convocato il gruppo parlamentare del Partito Socialista per discutere dell'integrazione europea, tema che lui stesso ha posto al centro della sua recente campagna elettorale, promettendo l'adesione all'Unione Europea entro il 2030. Oggi, di fronte a un processo che non procede secondo i tempi annunciati, questo incontro assume più l'aspetto di un esercizio di persuasione che di una vera e propria relazione.
Al tavolo saranno presenti il Ministro degli Esteri Ferit Hoxha e la Capo Negoziatrice Majlinda Dhuka, che riferiranno principalmente sul Capitolo 24, giustizia, libertà e sicurezza. È qui che risiede il punto cruciale. Secondo la metodologia dell'Unione Europea, i capitoli 23 e 24 costituiscono le fondamenta dell'intero processo e, senza una valutazione positiva in questi ambiti, nessun altro capitolo può considerarsi concluso. L'IBAR, il rapporto della Commissione Europea che misura i progressi compiuti in questi due capitoli, non è ancora stato chiuso.
I fatti che emergono da Bruxelles non corrispondono al tono ottimistico di Tirana. Il 1° e il 7 aprile, durante le riunioni del gruppo di lavoro sull'allargamento, COELA, i rappresentanti degli Stati membri hanno sollevato questioni concrete che mettono a repentaglio l'avanzamento dei negoziati. Lo stesso Consiglio dell'UE conferma che le discussioni sono in una fase preliminare e che saranno necessari diversi altri round prima di raggiungere una posizione comune. Ciò significa che il processo non è in fase conclusiva, come promesso per il 2027, ma in un ciclo di negoziazione aperto.
In questo contesto, le posizioni del governo albanese hanno prodotto l'effetto opposto. Il rifiuto di revocare l'immunità del vice primo ministro Belinda Balluku e gli attacchi pubblici contro la SPAK hanno sollevato seri dubbi sul funzionamento dello stato di diritto. Sono proprio questi elementi a pesare direttamente sulla valutazione dell'IBAR.
Nel frattempo, il parallelismo con il Montenegro rende il contrasto ancora più evidente. A Bruxelles, il Comitato dei rappresentanti permanenti (COREPER) ha approvato l'istituzione di un gruppo di lavoro per la preparazione dell'accordo di adesione per Podgorica. L'Albania, invece, rimane nella fase di discussione di una relazione intermedia.
È qui che entra in gioco la dimensione politica interna. L'incontro del 28 marzo, svoltosi nello stesso ambiente, è stato caratterizzato da forti scontri tra Elisa Spiropali ed Edi Rama. Tale scontro non è stato un episodio isolato, ma il sintomo di una tensione che serpeggia nel PS da tempo. Le voci critiche esistono, ma raramente passano dai social network alle riunioni a porte chiuse.
Elisa Spiropali ha espresso pubblicamente riserve sugli sviluppi interni al partito, ma non le ha articolate in sedi ufficiali. Erion Braçe ha seguito la stessa linea, con critiche sporadiche e un profilo cauto all'interno delle strutture. Questo modello non è nuovo. Il controllo centralizzato del partito e la mancanza di veri e propri forum di dibattito sono evidenti da anni, da quando le strutture parallele sono state abolite e qualsiasi voce alternativa è stata relegata alla periferia.
Questo lunedì si vedrà se queste voci rimarranno semplici commenti marginali o se si trasformeranno in uno scontro diretto. La domanda è semplice: ciò che si dice fuori dall'aula troverà risposta al suo interno?
Perché intanto, fuori dalla sala, i fatti hanno iniziato a delineare un'altra narrazione. Un processo che non chiude i capitoli, un rapporto che non passa, una Bruxelles che ha bisogno di tempo e un governo che ha bisogno di fiducia. In mezzo a tutto questo, l'incontro al Palazzo delle Brigate rischia di rimanere una scena in cui la realtà viene negoziata con le parole, ma non cambia con esse. / Opuscolo
Lini një Përgjigje