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Dosja e zezë10 Gusht 2025, 10:42

"La mafia immobiliare di Saranda ha un nome": perché Edi Rama tace e il procuratore Esmeranda Basho difende il "crimine" di abusivismo edilizio e furto di proprietà

Shkruar nga Pamfleti

In questo scandalo, oltre ai singoli individui, la responsabilità ricade sul Primo Ministro Edi Rama. Lui che ha trasformato la lotta all'abusivismo edilizio in una propaganda permanente, che pubblica video di distruzione e devastazione in ogni momento, questa volta è sorprendentemente silenzioso. Questo silenzio non è dovuto a mancanza di informazione, ma a una posizione politica che dimostra che quando si tratta di "amici" e legami interni, la legge non ha alcun valore.

"La mafia immobiliare di Saranda ha un nome": perché Edi Rama
Edi Rama

In un Paese in cui la giustizia dovrebbe essere lo scudo della legge e la protettrice del cittadino comune, sta accadendo il contrario: è diventata un rifugio per stretti legami politici e familiari che proteggono gli interessi della minoranza.

Il caso del procuratore Esmeranda Basho e del direttore dei servizi pubblici del comune di Delvina, Blerim Kulla, è una chiara prova di questa perversione del sistema giudiziario albanese.

Kulla, un alto funzionario comunale, si è appropriato di 1,29 ettari di terreno pubblico tramite un contratto discutibile con il figlio di suo zio, che in precedenza era sindaco.

Quel che è peggio è che questa proprietà agricola è stata trasformata in un cantiere edile e su di essa è stato costruito un edificio abusivo, mentre il comune che dovrebbe proteggere la legge mantiene Kulla in carica.

"La mafia immobiliare di Saranda ha un nome": perché Edi Rama

Per tutta questa vicenda criminale, il procuratore Esmeranda Basho, che ha la responsabilità legale di indagare e perseguire le violazioni, ha prolungato le indagini e favorito il direttore, nascondendo i legami familiari e sociali che li uniscono. Invece di essere un esempio di imparzialità e integrità, è diventata uno scudo per coloro che dovrebbero essere indagati e incarcerati per furto di proprietà pubblica.

Si sospetta che il figlio dello zio del procuratore Esmeranda Basho, il cittadino Mariglen Basho, che ricopre la carica di ufficiale di polizia giudiziaria, abbia interferito in questa indagine. Oltre al suo incarico ufficiale, è anche un caro amico di Blerim Kulla, direttore dei Servizi Pubblici del Comune di Delvina, e questo legame personale solleva seri sospetti di influenza illecita e manipolazione del processo investigativo.

"La mafia immobiliare di Saranda ha un nome": perché Edi Rama

Una semplice osservazione del profilo Facebook del cittadino Blerim Kulla mostra che nella sua lista di amici c'è quasi tutto il clan del procuratore Esmeranda Basho, il che dimostra chiaramente lo stretto legame e la conoscenza tra lei e questo cittadino.

Questa potenziale influenza non costituisce semplicemente una violazione procedurale, ma dimostra come i legami familiari e le strette amicizie vengano sfruttati per impossessarsi delle istituzioni giudiziarie e proteggere interessi privati a scapito della legge e dei cittadini. Questa situazione solleva seri dubbi sull'integrità delle indagini e sulla genuinità dell'impegno dell'accusa nel chiarire appieno questo caso.

Questa profonda e complessa vicenda di corruzione deve essere urgentemente indagata dallo SPAK, l'istituzione che ha la responsabilità di scoprire a fondo i legami clientelari, le influenze illegali e di garantire una giustizia imparziale in questo caso che coinvolge alti funzionari e stretti legami familiari che minacciano lo stato di diritto.

In questo caso è stata disposta anche una perizia in loco, che però non è stata eseguita perché durante la perizia il direttore Blerim Kulla ha aggredito e picchiato il denunciante, ostacolando il lavoro degli esperti e costringendoli ad andarsene, il che dimostra chiaramente l'interferenza e la pressione esercitate per bloccare le indagini e impedire che la verità venisse alla luce.

Inoltre, la violenza fisica esercitata da Kulla contro l'accusatrice al momento della perizia dimostra chiaramente che il problema qui non è solo la legge, ma anche la cultura dell'impunità e la presa di potere delle istituzioni. E quando il pubblico ministero non interviene nemmeno per fermare lo stupratore, ma lo lascia andare libero, lei diventa complice.

In questo scandalo, oltre ai singoli individui, la responsabilità ricade sul Primo Ministro Edi Rama. Lui che ha trasformato la lotta all'abusivismo edilizio in una propaganda permanente, che pubblica video di distruzione e devastazione in ogni momento, questa volta è sorprendentemente silenzioso. Questo silenzio non è dovuto a mancanza di informazione, ma a una posizione politica che dimostra che quando si tratta di "amici" e legami interni, la legge non ha alcun valore.

Edi Rama usa la "lotta contro l'abusivismo edilizio" per ottenere punti politici, ma in casi come questo di Delvina, dove il furto di proprietà pubblica è commesso da persone vicine, rimane in silenzio e permette che la giustizia si trascini. Questo è il doppio standard che sta uccidendo la fiducia dei cittadini nello Stato e nella legge.

Invece di assistere a un sistema in cui la legge è uguale per tutti, ci troviamo di fronte a un sistema giudiziario selettivo e politicamente manipolato, in cui le amicizie e i legami familiari hanno più potere della legge stessa.

"La mafia immobiliare di Saranda ha un nome": perché Edi Rama

Perché Rama tace sul caso Basho-Kulla?

Il silenzio del Primo Ministro Edi Rama su questo grave scandalo non è una coincidenza, ma una scelta politica deliberata. Nei casi in cui il trasgressore è il dirigente del partito al governo, un suo stretto sostenitore e una delle figure chiave nelle strutture governative, Rama non correrà il rischio di perdere un alleato importante. Per lui, l'interesse politico è al di sopra della legge, e questo dimostra chiaramente che la lotta alla corruzione e all'abusivismo edilizio è solo propaganda per i cittadini comuni, mentre per i "compagni" di potere esiste una giustizia speciale e blanda. Questo silenzio politico di Rama è un messaggio amaro per gli albanesi: in questo Paese, chiunque abbia conoscenze e potere può infrangere la legge impunemente.

Edi Rama si è espresso a gran voce e con una severità senza precedenti contro il procuratore Gjeli di Scutari, che purtroppo non ha alcun sostegno politico, dato che suo padre svolge un lavoro semplice e onesto come tassista, un puro esempio di uomo semplice che affronta la giustizia senza alcuna rete di protezione.

"La mafia immobiliare di Saranda ha un nome": perché Edi Rama

Nel frattempo, riguardo allo scandalo del procuratore Esmeranda Basho, Rama ha scelto il silenzio assoluto. Questo silenzio non è solo una mancanza di responsabilità, ma un chiaro segnale che in questo sistema, i legami familiari e le posizioni di potere sono ciò che determina chi viene punito e chi rimane sul trono.

Il figlio dello zio di Basho, ex leader del partito socialista e amministratore in posizioni chiave come le discariche di Saranda, Delvina e Himara, è un perfetto esempio del "doppio standard" che Rama usa abilmente: quando si tratta del suo popolo, silenzio e protezione sono la norma; quando si tratta degli altri, attacco e disprezzo sono inevitabili. Questa situazione ci mostra ironicamente che la giustizia in Albania non è altro che un teatro politico con ruoli chiaramente definiti da legami e interessi di partito.

O forse Edi Rama non reagisce al procuratore Esmeranda Basho perché protegge diligentemente i "soldati" del partito al governo; in un sistema in cui la protezione politica è più preziosa della legge, il silenzio nei confronti di Basho mostra chiaramente quanto lo Stato sia lontano dalla vera giustizia, dove la giustizia serve come custode degli interessi del partito e non dei cittadini./ Infront-al

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