La gigantesca parata di Tiananmen si trasforma in una dimostrazione di forza e in un messaggio geopolitico, con Xi Jinping, Vladimir Putin e Kim Jong-Un sullo stesso podio contro l'ordine occidentale...
Il 3 settembre 2025, Piazza Tienanmen a Pechino è diventata teatro della più grande manifestazione militare mai organizzata dalla Cina. In occasione dell'80° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, il presidente Xi Jinping ha presentato al mondo un potente spettacolo tecnologico e politico, trasformando la cerimonia in un messaggio diretto ai rivali internazionali e in uno strumento per consolidare il potere interno.
Sistemi missilistici sofisticati, droni autonomi, artiglieria laser per la difesa aerea, nonché elementi della triade nucleare: missili intercontinentali DF-5C, la versione stradale DF-61 e piattaforme navali che confermano l'ambizione di Pechino di diventare una superpotenza globale con piena capacità distruttiva, hanno sfilato lungo il viale principale della capitale cinese.
Lo spettacolo tecnologico non è stato solo una dimostrazione delle capacità militari, ma un chiaro messaggio agli Stati Uniti e agli alleati occidentali: la Cina non ha alcuna intenzione di cedere alle pressioni strategiche.
Il simbolismo politico era ancora più significativo. Sulla tribuna centrale, accanto a Xi Jinping, c'erano Vladimir Putin e Kim Jong-un, creando l'immagine di un "asse di rivolta" che sfidava apertamente l'ordine guidato dall'Occidente.
Questa apparizione congiunta dei tre leader, noti per la loro rivalità con Washington, è stata interpretata come un avvertimento di una più stretta cooperazione tra Pechino, Mosca e Pyongyang.
La partecipazione di Putin ha conferito alla parata una forte dimensione geopolitica, segnalando che i legami russo-cinesi stanno entrando in una nuova fase strategica, mentre la presenza di Kim Jong-Un ha sottolineato apertamente i legami sempre più visibili tra Pechino e il regime nordcoreano.
Xi ha usato il suo discorso non solo per commemorare il passato, ma anche per mettere in guardia dal futuro. Ha dichiarato che "la Cina non avrà paura di nessuno" e che il mondo oggi si trova di fronte a una scelta chiara: pace o conflitto.
Il suo messaggio era duplice: da un lato una sfida agli Stati Uniti, che continuano a sostenere Taiwan e a rafforzare la sua presenza militare in Asia, e dall'altro una promessa interna al popolo cinese: il Partito Comunista è pronto a difendere il Paese in qualsiasi circostanza.
In Occidente, le reazioni non si sono fatte attendere. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha immediatamente denunciato la parata come un "teatro di propaganda" e una cospirazione contro gli Stati Uniti, mettendo in guardia contro nuove misure volte a rafforzare le alleanze nell'Indo-Pacifico. Nel frattempo, Giappone e Taiwan hanno espresso aperta preoccupazione per la crescente aggressività militare della Cina, vedendo nella parata un segnale di preparazione allo scontro.
Ma al di là della sua dimensione esterna, la parata è servita anche come strumento di mobilitazione interna. Onorando i veterani della Seconda Guerra Mondiale e posizionando il Partito Comunista come erede della gloria storica, Xi ha consolidato il suo messaggio di unità nazionale e la sua autorità assoluta.
Lo spettacolo di Tiananmen era una combinazione di memoria storica, orgoglio nazionalista e ambizione di presentarsi come leader indiscusso di una potenza mondiale in ascesa.
Nel complesso, la parata per l'80° anniversario non è stata solo una manifestazione festosa; è stata una provocazione deliberata, un messaggio chiaro che la Cina sta entrando in una nuova era di proiezione di potenza. Da un lato, Pechino ha dimostrato all'Occidente di possedere la piena capacità militare per affrontare qualsiasi sfida. Dall'altro, Xi ha usato la scena di Tiananmen per mostrare un nuovo blocco politico, in cui Cina, Russia e Corea del Nord si posizionano come i principali sfidanti dell'attuale ordine internazionale.
In questo senso, la parata non era solo per la Cina, ma per il mondo intero: un messaggio che l'equilibrio globale del potere sta cambiando e Pechino cerca di essere al centro di questo cambiamento./ Opuscolo
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