
"Scare Out" non è un film di spionaggio come gli altri: è il primo blockbuster supervisionato dai servizi segreti cinesi, concepito come risposta ai tentativi di reclutamento americani attraverso la cultura di massa...
Un film uscito in occasione del Capodanno cinese, "diretto e realizzato" dal Ministero della Sicurezza di Stato, ha incassato circa 160 milioni di dollari in due settimane, sollevando la necessità di comprendere cosa stia realmente accadendo.
Al di là del successo finanziario, sorge spontanea la domanda su come l'intelligence cinese stia modificando la propria strategia di comunicazione pubblica.
"Scare Out", uscito il 17 febbraio, racconta la storia della caccia a un informatore interno che ha consegnato informazioni riservate su un nuovo aereo da combattimento. Il soggetto è solo un pretesto. Il vero protagonista è Zhang Yimou, e la sua scelta non è casuale.
Zhang è il regista di "You Dou", "Lanterna Rossa" e "Hero": tre candidature all'Oscar, uno stile visivo inconfondibile e una carriera che negli anni '80 e '90 lo ha reso una figura centrale del cinema d'autore mondiale. Apparteneva alla cosiddetta Quinta Generazione, cineasti formatisi dopo la Rivoluzione Culturale, i cui film furono interpretati in Occidente come un'alternativa silenziosa all'estetica del regime.
Nel 2008 ha fatto il suo ritorno sulla scena pubblica curando le cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi di Pechino. Oggi fa parte dell'establishment, ma il suo nome conserva un peso culturale che pochi registi istituzionali possono vantare. Il suo coinvolgimento in "Scare Out" conferisce al film sia credibilità artistica che una funzione propagandistica: il progetto non può essere considerato un mero prodotto istituzionale di bassa qualità. Zhang ha dichiarato al "Quotidiano del Popolo" che "il personale della sicurezza statale ci ha accompagnato durante le riprese per garantire che il film fosse il più fedele possibile alla realtà". La regia è sua; la supervisione appartiene allo Stato.
Il risultato è un thriller visivamente curato, ambientato in una Shenzhen futuristica, dove droni, intelligenza artificiale e sorveglianza urbana giocano un ruolo centrale. Dal punto di vista cinematografico, secondo il "Guardian", si colloca tra "Mission Impossible" e "Infernal Affairs", la saga di Hong Kong che Scorsese ha rielaborato in "The Departed". La profondità psicologica rimane limitata, il ritmo è veloce e il messaggio è costruito all'interno della narrazione: la lealtà allo Stato prevale sull'amicizia e sui legami personali. Il film si conclude con uno slogan di Xi Jinping: "non dimenticate mai le vostre aspirazioni originali".
Tuttavia, l'elemento che richiede analisi non è la narrazione, bensì quella strategica. Circa due anni fa, il Ministero della Sicurezza di Stato ha aperto un profilo WeChat con una dichiarazione programmatica: "il controspionaggio richiede la mobilitazione dell'intera società". Da allora, pubblica quasi quotidianamente casi reali, fumetti, cortometraggi e illustrazioni riguardanti spie scoperte grazie alle denunce dei cittadini. Un post raccontava di un travel blogger che aveva chiesto a uno studente di fotografare una base militare; un altro di un appassionato di storia militare che aveva acquistato libri contenenti segreti classificati in un centro di riciclaggio.
"Scare Out" rappresenta il culmine di questa strategia, non il suo inizio. Il film include filmati di veri interrogatori, con volti mascherati; gli attori sono stati addestrati da ufficiali in servizio attivo sulle tecniche di sorveglianza e sul comportamento operativo in ambienti urbani; la sceneggiatura è basata su casi reali, tra cui uno collegato dai media internazionali a una fuga di notizie riguardante il velivolo J-35. Si tratta di una trasparenza controllata, che appare quel tanto che basta per costruire credibilità, senza rivelare le procedure reali. Il sistema rimane chiuso, cambia solo la superficie.
In un'intervista all'Associated Press, la ricercatrice Sheena Greitens dell'Università del Texas a Austin definisce questo fenomeno come "un sofisticato tentativo di mobilitare i cittadini cinesi e rendere la sicurezza nazionale un concetto accettabile e attraente". L'obiettivo non è quello di creare figure eroiche o mitologie come quella di James Bond, ma di trasferire il ruolo di vigilanza al pubblico: i cittadini dovrebbero considerarsi parte attiva del sistema di difesa e sentirsi autorizzati a segnalare comportamenti sospetti.
Il contesto geopolitico è importante. Il film arriva in un momento in cui la CIA sta diffondendo video di reclutamento in lingua mandarino sui social media cinesi, prendendo di mira funzionari e individui con accesso a informazioni sensibili.
«Volete sapere la verità? Contattateci», dice uno di loro. Pechino risponde su due livelli: diplomaticamente attraverso il Ministero degli Esteri e culturalmente attraverso una produzione cinematografica che normalizza la percezione della minaccia e giustifica la risposta collettiva. Le due dimensioni interagiscono: più il reclutamento americano diventa visibile, più la narrazione del film risulta convincente per il pubblico nazionale.
Il fatto che il film abbia ottenuto incassi inferiori rispetto alle precedenti produzioni di propaganda ("Main Melody") indica anche un cambiamento nel clima economico e sociale in Cina: deflazione, crisi del mercato immobiliare e consumatori meno sensibili alle narrazioni statali.
Tuttavia, per il Ministero della Sicurezza di Stato, l'indicatore principale non è il confronto con i successi precedenti, bensì l'impatto: quanti cittadini hanno iniziato a percepire la sicurezza come una questione personale e quanti di loro hanno imparato a riconoscere una spia. /Adattato da Linkiesta /
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