
Una villa lussuosa, sul bordo della scogliera, con vista mozzafiato su una spiaggia ancora incontaminata.
Nel tratto più bello della Riviera albanese, dove la strada da Saranda a Ksamil scende nei pressi della Spiaggia dello Specchio, un occhio attento può individuare qualcosa che non compare in nessun documento ufficiale.
Una villa lussuosa, sul bordo di una scogliera, con vista mozzafiato su una spiaggia ancora incontaminata. Secondo i residenti locali e gli operai che hanno partecipato alla costruzione, la proprietà appartiene al Primo Ministro Edi Rama, ma non è elencata nelle sue dichiarazioni patrimoniali.
Dalle prove raccolte, la costruzione è stata finanziata dai cosiddetti "investitori strategici", i cui nomi sono tenuti segreti di Stato.
Fonti vicine all'amministrazione locale di Saranda affermano che le procedure per il permesso di costruzione sono state superate "con priorità" e senza alcun controllo ambientale, nonostante l'area faccia parte di un paesaggio protetto.
Sul campo è scomparsa ogni traccia di documentazione tecnica, mentre gli stessi operai sono stati costretti a firmare accordi di riservatezza per non rivelare il vero proprietario.
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Questa non è solo una violazione della legge. È un flagrante abuso di potere, in cui la governance diventa uno strumento per privatizzare la ricchezza comune.
E mentre il governo predica la trasparenza e la lotta all'abusivismo edilizio, il primo ministro costruisce in una delle zone più sensibili del Paese, violando ogni principio dello stato di diritto.
Il fatto che questa villa non sia stata dichiarata solleva seri sospetti di riciclaggio di denaro, conflitto di interessi e corruzione ai massimi livelli del governo.
In qualsiasi paese europeo, una vicenda del genere comporterebbe dimissioni immediate e indagini. In Albania, viene semplicemente insabbiata dalla propaganda e dal silenzio giudiziario.
Finché le istituzioni chiuderanno un occhio e i media filogovernativi faranno finta di non vedere, la villa della Spiaggia degli Specchi rimarrà lì, non solo come simbolo del lusso illegale, ma anche come monumento all'ipocrisia politica che ha trasformato la corruzione nella norma anziché nell'eccezione./ Infront.al
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