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Politike 4 Shkurt 2026, 18:25

Da Belgrado a Budapest, a Tirana: il "modello serbo", la norma balcanica del potere

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Da Belgrado a Budapest, a Tirana: il "modello serbo", la norma
Foto illustrativa /

Il fatto che l'opposizione ungherese stia studiando la Serbia come formula elettorale vincente è un allarme per l'intera regione. Perché molti degli elementi di questo modello sono già presenti in Albania...

Quando l'opposizione ungherese inizia a guardare a Belgrado per imparare come ottenere il potere, il problema non è più solo l'Ungheria o la Serbia. Il problema è la normalizzazione di un modello elettorale autoritario, che si sta diffondendo in tutti i Balcani occidentali, compresa l'Albania.

Secondo un'analisi di Danas.rs, alcuni ambienti dell'opposizione in Ungheria considerano Aleksandar Vučić un esempio di come vincere in modo sostenibile in un contesto in cui si svolgono elezioni, ma la vera competizione è distorta. Controllo sui media, strumentalizzazione dello Stato, nazionalismo dosato e presa di potere delle istituzioni sono gli elementi chiave di questa "formula".

Ironicamente, questa formula non è né puramente serba né ungherese. Viktor Orbán l'ha istituzionalizzata all'interno dell'UE, mentre Vučić l'ha perfezionata nei Balcani. E l'Albania? Non è fuori dai giochi.

A Tirana, il modello opera con una variante più blanda, ma altrettanto efficace. Edi Rama ha costruito una presa di potere a lungo termine non attraverso la classica repressione, ma attraverso il predominio della narrazione pubblica, il controllo indiretto dei media, l'uso dello Stato come strumento elettorale e l'indebolimento sistematico dell'opposizione.

Le elezioni si svolgono regolarmente, ma l'uguaglianza nella competizione è sempre più formale. L'amministrazione, i fondi pubblici, i progetti infrastrutturali e la comunicazione governativa vengono utilizzati come vantaggio elettorale, mentre le istituzioni indipendenti spesso fungono più da elemento decorativo che da veri e propri controlli del potere.

La somiglianza con la Serbia non è casuale. Come a Belgrado, il governo di Tirana si fonda sull'idea che la stabilità sia più preziosa del pluralismo e che l'Occidente tollererà qualsiasi cosa, purché il governo mantenga un discorso filoeuropeo e non provochi crisi regionali.

È il momento in cui l'Albania entra a far parte della stessa storia di Ungheria e Serbia. Una storia in cui la democrazia è ridotta a procedura, mentre il potere reale è concentrato in un unico centro decisionale.

Per le opposizioni nella regione, il messaggio è pericoloso: se vuoi vincere, non combattere il sistema; impara a usarlo. È proprio questa logica che sta trasformando i Balcani in un laboratorio di autocrazie "soft", dove si vota ma si riducono le possibilità di scelta.

In questo contesto, il fatto che l'opposizione ungherese stia studiando la Serbia dovrebbe essere visto come un monito anche per l'Albania. Perché più questo modello viene copiato, meno spazio rimane per una vera rotazione politica.

La domanda che sorge spontanea non è solo chi vincerà le prossime elezioni.

La domanda è: l'Albania si sta dirigendo verso una democrazia funzionale o verso una stabilità autoritaria con una facciata occidentale?/ Opuscolo

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