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Rajoni dhe Bota12 Qershor 2026, 11:54

L'allargamento dell'UE tra nuovi standard e vecchie tensioni

Shkruar nga Ana Pisonero
L'allargamento dell'UE tra nuovi standard e vecchie tensioni
Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Friedrich Merz

Il dibattito sulle proposte avanzate da alcuni Stati fondatori dell'Unione europea in merito a salvaguardie e misure transitorie nel processo di allargamento evidenzia uno scontro tra la necessità di garanzie istituzionali e il rischio di creare ulteriori ostacoli per i paesi candidati.

Le misure proposte nel "documento informale" di Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo sui meccanismi di salvaguardia e transitori per l'ammissione dei paesi candidati mi sembrano come se i nuovi arrivati ​​fossero costretti a farsi carico del peso dei vecchi rancori politici dell'UE.

In primo luogo, la proposta di estendere le clausole sulla sicurezza economica e sulla resistenza alle interferenze straniere può avere una logica comprensibile in linea di principio, ma solo se l'UE è disposta a definire chiaramente a quali attori esterni è rivolta tale protezione.

Sebbene la Russia sia ampiamente considerata una chiara minaccia, non esiste una posizione unitaria sulla Cina o su alcuni partner tradizionali, il che rende questo approccio ambiguo e potenzialmente selettivo.

In secondo luogo, l'idea di estendere le misure transitorie per l'apertura dei mercati del lavoro e di prolungare il più possibile le restrizioni crea uno scenario desolante per i paesi candidati.

Questo non tiene conto della realtà dell'elevata fuga di cervelli dai Balcani occidentali e delle sfide estreme affrontate da paesi come l'Ucraina, che non possono essere considerate una fonte di rischio per i mercati del lavoro dell'UE.

Ancor più problematico è il collegamento tra questa questione e la crisi abitativa in alcuni Stati membri, il che implica indirettamente che i paesi candidati potrebbero essere la causa dei problemi strutturali interni dell'UE.

In terzo luogo, il meccanismo di monitoraggio proposto solleva delle preoccupazioni, poiché ricorda il Meccanismo di cooperazione e verifica (CVM) applicato a Bulgaria e Romania al momento dell'adesione.

Un simile approccio implica un persistente dubbio sulla capacità dei paesi di soddisfare gli standard dell'UE, riproponendo l'idea che alcuni Stati non siano pienamente pronti nemmeno dopo l'adesione. Finora, l'approccio prevalente è stato quello di ammettere all'UE solo i paesi pienamente preparati, senza la necessità di meccanismi post-adesione estesi.

In quarto luogo, la questione della tutela dei valori dell'UE, come previsto dall'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea e dalle clausole di non regressione, solleva ulteriori dilemmi, poiché tali valori sono già tutelati dagli attuali meccanismi di condizionalità del bilancio dell'UE, che si applicano in egual misura a tutti gli Stati membri, senza distinzione tra vecchi e nuovi.

In quinto luogo, la proposta di una nuova procedura ai sensi dell'articolo 7, con una maggioranza di 4/5 per la sospensione del diritto di voto, solleva seri interrogativi sull'equilibrio istituzionale. Se tale meccanismo è inteso a rafforzare il processo decisionale dell'UE, non è chiaro perché debba essere limitato ai nuovi Stati membri e non esteso a tutti gli Stati in egual misura.

Inoltre, non è ancora chiaro per quanto tempo dureranno queste restrizioni e se saranno sostenibili nella pratica.

In sesto luogo, la questione dell'adesione a Schengen non è nuova, poiché storicamente questo processo non è stato automatico, come dimostrano i casi di Bulgaria e Romania. In questo contesto, l'inclusione nella Procura europea (EPPO) come prerequisito può avere una logica funzionale, in quanto aumenta l'integrazione nei meccanismi dello Stato di diritto.

In definitiva, tutte queste proposte danno l'impressione di essere più orientate a rispondere alle preoccupazioni politiche interne degli attuali Stati membri che a promuovere un processo di allargamento equo ed equilibrato. Inoltre, lasciano irrisolto il quesito se queste misure rafforzino realmente l'Unione europea o se ne riflettano semplicemente le tensioni interne.

Nota: Ana Pisonero è una giornalista specializzata in affari europei, con 20 anni di esperienza, ed ex portavoce della Commissione europea per il vicinato, l'allargamento e i partenariati internazionali. / Adattato da "Pamphlet" di "dtt-net.com"

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