La premier italiana afferma di voler accelerare il sistema giudiziario; i critici la accusano di indebolire gli equilibri democratici…
Negli anni '90, Gherardo Colombo, in qualità di magistrato italiano, fu uno dei pubblici ministeri che condussero la sconvolgente inchiesta "Mani Pulite", la quale portò alla luce una rete di corruzione e finanziamento illecito dei partiti politici talmente diffusa da distruggere la credibilità dell'establishment politico italiano.
Conosciuto come Tangentopoli ("città delle tangenti"), lo scandalo causò il crollo dei principali partiti politici e aprì la strada all'ingresso in politica del magnate dei media Silvio Berlusconi. Segnò inoltre l'inizio di anni di scontri tra Berlusconi e la magistratura, da lui denunciata come "giudici comunisti" intenti a distruggerlo.
Oggi Colombo, che ha ormai 79 anni, esprime preoccupazione per le modifiche costituzionali che, a suo dire, potrebbero rendere più difficile per le future generazioni di magistrati perseguire i casi di corruzione.
Nella scommessa più audace del suo mandato finora, la premier Giorgia Meloni chiede agli elettori di approvare, attraverso un referendum di due giorni a partire da domenica, delle modifiche costituzionali che riorganizzano la magistratura italiana, nota per la sua forte indipendenza.
Meloni insiste sulla necessità di una riforma per correggere il "malfunzionamento del sistema giudiziario", noto in Europa per la sua lentezza e l'imprevedibilità dei risultati. "Se la giustizia non funziona, se è lenta, inefficiente e ingiusta, allora tutta la macchina si ferma e tutti ne soffrono", ha affermato durante una manifestazione a Milano la scorsa settimana.
Tuttavia, la prospettiva che un primo ministro con radici politiche neofasciste modifichi l'ordinamento giuridico della costituzione antifascista italiana ha scatenato un acceso dibattito.
Gli oppositori avvertono che i cambiamenti indeboliranno gli equilibri democratici e suggeriscono che Meloni miri a condurre l'Italia sulla strada intrapresa da Viktor Orbán in Ungheria, che ha assunto un maggiore controllo sulla magistratura per consolidare il potere.
Colombo ha criticato pubblicamente quello che considera un palese tentativo di limitare l'autonomia dei tribunali. "Più analizzo la questione, più mi convinco che questo cambiamento non farà altro che indebolire la magistratura", ha affermato, aggiungendo: "Permetterà ad altri rami dello Stato, in particolare al governo, di esercitare un'influenza molto maggiore sulla magistratura stessa".
La decisione degli elettori dovrebbe avere conseguenze anche al di fuori dell'ambito giuridico, in un momento in cui Meloni si prepara alle elezioni parlamentari del prossimo anno, dove i sondaggi indicano una sua probabile vittoria.
Una vittoria la incoraggerebbe a perseguire altre riforme costituzionali, come l'elezione diretta del primo ministro. Una sconfitta la indebolirebbe, nonostante la sua lunga permanenza al potere, considerevole per gli standard italiani.
Ciò potrebbe anche avere ripercussioni sulla sua immagine internazionale. In carica, Meloni si è distanziata dal suo passato di populista di estrema destra ed è stata accettata come una conservatrice pragmatica. Ma se la riforma venisse percepita come un tentativo di sottomettere la magistratura, potrebbe riaccendere i timori di un'agenda illiberale.
I referendum costituzionali hanno già rovesciato dei primi ministri in passato. Dieci anni fa, Matteo Renzi si dimise dopo che gli elettori respinsero le sue riforme. Sebbene Meloni affermi che non si dimetterà, i suoi alleati riconoscono che una vittoria del "No" potrebbe cambiare gli equilibri politici.
"Se vince il 'No', l'atmosfera cambierà", afferma Alessandro Sallusti, aggiungendo: "Oggi i sondaggi danno una vittoria al centrodestra, ma se il clima cambia, il gioco si riapre".
Il referendum del 22-23 marzo rappresenta il culmine di una campagna elettorale tesa che ha messo in luce il conflitto tra il governo e la magistratura. I sondaggi indicano una gara serrata.
"Il rapporto tra il potere politico e quello giudiziario è conflittuale da 30 anni", afferma Lorenzo Pregliasco di YouTrend. Secondo lui, entrambe le parti considerano questo voto decisivo per gli equilibri di potere.
Al centro del dibattito c'è la Costituzione antifascista italiana, redatta dopo la dittatura di Mussolini, dove la magistratura era uno strumento di oppressione. Per garantirne l'indipendenza, venne creato il Consiglio Superiore della Magistratura, un organo autonomo.
Tuttavia, alcuni analisti ritengono che il forte isolamento dei giudici abbia creato una mancanza di responsabilità e un sistema inefficiente. In Italia, una causa civile dura in media 2.217 giorni, distribuiti su sei anni, rispetto alla media UE di 795 giorni.
Altri critici sostengono che l'attivismo giudiziario abbia oltrepassato i suoi limiti, influenzando i dibattiti politici e danneggiando la reputazione di personaggi pubblici che vengono poi assolti.
Da quando è salita al potere nel 2022, Meloni si è scontrata frequentemente con i tribunali, che hanno bloccato le sue politiche sull'immigrazione e i suoi progetti infrastrutturali.
L'opposizione sostiene che la riforma concede al governo maggiore margine di manovra senza affrontare problemi reali come la carenza di personale e il sovraffollamento dei tribunali.
Il governo, d'altro canto, afferma che i cambiamenti rappresentano un'evoluzione verso un sistema più competitivo, in cui i giudici agiscono come arbitri neutrali.
La riforma prevede la divisione del Consiglio dei Magistrati in tre organi e la selezione dei membri tramite sorteggio, un elemento altamente controverso.
I critici affermano che la lotteria indebolisce la rappresentanza e l'indipendenza. I sostenitori negano questa accusa, sostenendo che non porta al controllo politico.
La campagna è stata accompagnata da toni aspri e reciproche accuse tra politica e magistratura. Il presidente Sergio Mattarella è intervenuto per sottolineare l'importanza del rispetto istituzionale.
Nonostante le tensioni, i sostenitori della riforma affermano che ripristinerà l'equilibrio di potere. I critici rimangono scettici sulla sua validità. /Adattato dal Financial Times/
Eshte fakt i vertetuar tashme dhe i pranuar, sigurisht nga ata qe nuk jane neopatronazhiste, qe i gjithe procesi "Mani pulite" ose "Duart e pastra" ishte nje agresion pseudojuridik dhe kryesisht politik vetem e vetem per te shkaterruar te djathten ne Itali. Ju si jo komuniste qe jeni publikoni 1 po vetem 1 emer te ndonje politikani te majte te kohes ne Itali qe u hetua dhe denua. Ne internet ka mjaftueshem materiale te faktuara per ate agresion te komunisteve ne Itali
Jeni komuniste te shemtuar dhe te qelbur dhe i sherbeni me shemtin me te ndyer