
Le decisioni sono state pubblicate sabato, senza consultare le aziende e con aumenti che vanno dal 3% al 4000%, sollevando sospetti di favoritismo selettivo...
Il Ministero della Salute ha modificato i prezzi di rimborso dei farmaci attraverso una procedura opaca e poco chiara, senza consultare le aziende farmaceutiche e senza trasparenza sulla metodologia di calcolo. La decisione è stata annunciata sabato, in condizioni amministrative anomale, mentre le cifre stesse mostrano aumenti estremi che vanno dal 3% al 4000%. Le differenze ingiustificate sollevano seri dubbi sui calcoli preferenziali e sui benefici destinati a determinate aziende. Lo scandalo mette a repentaglio il fondo di rimborso pubblico e richiede un'immediata chiarificazione istituzionale e un'indagine amministrativa e penale.
Il Ministero della Salute è stato coinvolto in un grave scandalo riguardante i prezzi di rimborso dei farmaci, in cui la procedura di calcolo non solo non è chiara, ma solleva anche seri sospetti di manipolazione e favoritismo nei confronti di alcune aziende.
In primo luogo, il processo è stato condotto senza alcuna reale consultazione con le aziende farmaceutiche, che sono direttamente coinvolte nel sistema di rimborso. Il Ministero non ha accolto alcuna delle loro richieste e non ha fornito trasparenza sulla metodologia utilizzata per il calcolo dei prezzi.
In secondo luogo, le modifiche dei prezzi sono state annunciate di sabato, un giorno in cui l'amministrazione statale non funziona normalmente. Ciò solleva una domanda elementare:
il Ministero della Salute è operativo anche di sabato, oppure le decisioni sono state prese in anticipo e deliberatamente annunciate in un giorno di chiusura per evitare reazioni?
Questo dettaglio non è formale. È una tecnica classica per approvare decisioni controverse senza dibattito pubblico e senza un'opposizione immediata.
Ma lo scandalo più grande risiede nel calcolo dei prezzi di rimborso. Il Ministero si è pubblicamente vantato di aver fatto un "calcolo fantastico", mentre i dati dimostrano il contrario. Gli aumenti di prezzo vanno dal 3% al 4000%.
Un aumento fino al 4000% non è una riforma. Non è una correzione. Non è nemmeno un errore tecnico.
È puro abuso finanziario.
Ciò solleva diverse questioni fondamentali, alle quali il Ministero non ha ancora risposto:
· Perché alcuni prodotti hanno una crescita minima, mentre altri raggiungono numeri vertiginosi?
· Quali aziende beneficiano di questi aumenti estremi?
· Si tratta di un regime preferenziale concepito per favorire determinati operatori connessi all'energia?
· Chi ha elaborato la formula di calcolo e su quali reali basi economiche?
Se gli aumenti dei prezzi fossero uniformi e giustificati dal mercato, dall'inflazione o dai costi reali, avremmo un dibattito normale. Ma quando le differenze vanno dal 3% al 4000%, abbiamo a che fare con un trattamento selettivo e deliberato.
Questo scandalo non colpisce solo le aziende farmaceutiche. Ha ripercussioni dirette sul bilancio dello Stato, sul fondo di rimborso e, in ultima analisi, sui cittadini, che dovranno pagare di più o affrontare una carenza di medicinali.
Il Ministero della Salute ha l'obbligo giuridico e morale di rendere trasparenti:
· metodologia di calcolo,
· l'elenco completo dei prodotti e delle aziende beneficiarie,
· la giustificazione degli aumenti estremi,
· e i nomi dei funzionari che hanno firmato questa decisione.
Senza questi elementi, qualsiasi "calcolo fantastico" rimane solo una facciata per un grave affare finanziario, che richiede un'immediata indagine amministrativa e penale.
Non si tratta solo di un errore tecnico.
È un allarme circa l'accaparramento del sistema di rimborso a favore di interessi ristretti e a scapito dell'interesse pubblico./ Opuscolo
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