Ylber Topalli racconta l'inferno che ha vissuto nelle celle serbe: percosse, scosse elettriche, la fuga conclusasi con una pallottola nella schiena e ferite che non guariscono mai.

"LIVING" è la nuova serie di documentari di Pamflet, che porta alla luce le storie vere di persone che hanno attraversato momenti difficili, con ferite che non si vedono, ma si sentono.
Il primo episodio si apre con la storia di Ylber Topalli, ex prigioniero della guerra in Kosovo, ma soprattutto un uomo sopravvissuto che oggi vive con ricordi che hanno lasciato segni profondi nel suo corpo e nella sua anima.
Una vita cambiata nel giugno 1998
Nell'estate del 1998, Ylberi fu arrestato dalle forze serbe mentre era coinvolto nelle strutture organizzative dell'UCK nella regione di Ferizaj. All'epoca, era tornato dall'Albania, dove aveva ricevuto l'addestramento militare insieme ad altri giovani che credevano nella libertà del loro Paese.
Nel documentario, Ylber ricorda il momento del suo arresto come quello in cui la sua vita è cambiata per sempre: una netta separazione tra "prima" e "dopo". Dopo l'arresto, Ylber si è trovato di fronte a una dura realtà: violenza sistematica, torture e un tentativo di spezzare lo spirito umano.
“Ero solo un ragazzo di Ferizaj…”
La narrazione non è eroica. Non ci sono grandi parole. Piuttosto, il documentario segue le semplici parole di Ylber, che riportano alla mente frammenti di ricordi, volti di amici, voci, urla, silenzi e, soprattutto, paura. Racconta un tentativo di fuga; di fuga dalla violenza, di fuga dalla prigione, di fuga dall'oblio.
In un momento cruciale, durante un tentativo di fuga, rimane gravemente ferito e paralizzato. Lì, al confine tra la vita e la morte, inizia un altro capitolo: quello della sopravvivenza.
La storia di Ylber Topalli non è solo la storia di un prigioniero o di un combattente. È la storia di un uomo che ha visto il lato oscuro della vita, ma che ancora ne parla senza odio, ma con calma, per essere ascoltato e non dimenticato.
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