
Commissione Asilo e Immigrazione: sospendere l'attuazione del protocollo Italia-Albania
Un'ampia coalizione di organizzazioni italiane e internazionali che operano nel campo dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo ha chiesto la chiusura di Gjadri.
La Commissione Asilo e Immigrazione ha presentato il rapporto "Ferite di confine. La nuova fase del modello albanese", frutto delle visite di monitoraggio al centro di Gjader in Albania, in collaborazione con i gruppi di contatto del Parlamento italiano e dell'Unione Europea.
Secondo il rapporto, inizialmente l'accordo prevedeva il trasferimento dei richiedenti asilo trattenuti in mare da Paesi considerati "sicuri" dall'Italia. Ma da aprile la procedura è stata modificata, includendo il trasferimento forzato a Gjadra di persone già trattenute nei centri di detenzione per il rimpatrio (CPR) in Italia.
Afferma inoltre che ciò ha creato una nuova forma di detenzione amministrativa transnazionale, in cui manca la trasparenza, i diritti individuali sono limitati e il controllo giudiziario viene eluso, creando uno "spazio legale e materiale al di fuori di qualsiasi garanzia democratica". Le organizzazioni che hanno effettuato il monitoraggio evidenziano anche i problemi sanitari e umanitari di questa struttura.
Chiamata: Sospensione immediata
Il rapporto chiede la sospensione immediata dell'attuazione del protocollo Italia-Albania, sostenendo che le violazioni dei diritti sono gravi e che la detenzione fuori dal territorio nazionale rappresenta un passo pericoloso per il futuro delle politiche migratorie europee.
Secondo gli autori, questa pratica rappresenta un modello di esternalizzazione del controllo migratorio che mina i principi stessi del diritto europeo e internazionale, rischiando che, se seguita da altri Stati e dall'Unione Europea nel quadro del nuovo Patto sulle migrazioni e l'asilo, lo stesso diritto d'asilo venga svuotato del suo contenuto.
Le organizzazioni segnalano che il rischio di una "erosione dei valori fondanti dell'UE" è reale e non è stato ancora pienamente compreso dalle istituzioni, avvertendo della mobilitazione della società civile italiana ed europea a tutti i livelli.
All'iniziativa hanno partecipato oltre 40 organizzazioni, tra cui Amnesty International Italia, Medici Senza Frontiere, Emergency, Save the Children, Caritas Italiana, Oxfam Italia, ARCI, CGIL, Comunità di Sant'Egidio, Legambiente e molte altre.
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