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Kosova11 Gusht 2025, 20:20

Albin Kurti, il "campione dell'instabilità" secondo Belgrado, e il gioco di parole che riempie le aule della NATO e dell'ONU

Shkruar nga Diplomatico | Pamfleti.net

 

Albin Kurti, il "campione dell'instabilità" secondo
Marko Đurić e Albin Kurti /

Dai corridoi della NATO ai titoli del New York Times: Belgrado e Pristina stanno lottando per una narrazione, non per la pace...

Nella diplomazia balcanica le parole hanno più peso dei fatti, e questa volta il peso è arrivato da Belgrado.

Il ministro degli Esteri serbo Marko Đurić ha criticato duramente un articolo di Albin Kurti sul New York Times, definendolo un "tentativo disperato di demonizzare la Serbia" e di venderla al mondo come la fonte di tutti i mali nei Balcani.

Secondo lui, Kurti ha preso la bandiera dell'instabilità e la sventola come un trofeo personale, mentre cerca di convincere i partner occidentali che Belgrado è il colpevole universale.

D'altro canto, Đurić, con tono solenne e una retorica elaborata, ha ricordato al pubblico che "la Serbia è il pilastro della pace e della stabilità regionale", un'affermazione autoproclamata che sentiamo ogni volta che Belgrado avverte l'odore di critiche internazionali.

Ha avvertito che avrebbe portato queste accuse al vertice della NATO a Washington e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, presentandosi come l'uomo che difende la verità dalla manipolazione della "propaganda del Kosovo".

In questa narrazione, Kurti appare come un maestro nel creare crisi, alimentando paura, insicurezza e tensioni etniche in Kosovo, un quadro che, secondo Belgrado, sta minando ogni possibilità di pace a lungo termine. E mentre queste risposte diplomatiche vengono scambiate come proiettili incisi nelle parole, la realtà sul campo rimane la stessa: Kosovo e Serbia parlano al mondo, ma non tra loro.

In fondo, si tratta di un vecchio gioco che i Balcani conoscono a memoria: le parti non combatteranno per fermare la crisi, ma per gestirla in un modo che sia loro utile politicamente.

In questo teatro diplomatico, Belgrado e Pristina non sono protagoniste della pace, ma attori di uno scenario stanco, dove l'opinione pubblica internazionale è lo spettatore che vogliono ingannare e la crisi è sempre un biglietto d'ingresso ai centri decisionali globali./ Opuscolo

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