
La diplomazia come duello, non come soluzione: se due predatori parlano, nessun altro decide...
In un'analisi feroce per il Corriere della Sera, l'ex giudice costituzionale e importante intellettuale italiano Sabino Cassese descrive l'incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump come uno scontro tra due "zar moderni", più interessati al predominio strategico che a una giusta soluzione per l'Ucraina.
Descrive l'incontro in Alaska non come un atto di diplomazia classica, ma come uno scontro tra due predatori che vedono la diplomazia come un mezzo per la vittoria personale, non come una via verso la stabilità internazionale.
"Qui non si trattava di diplomazia, ma di un duello tra due leader che parlano di pace mentre fanno calcoli geopolitici", scrive Cassese.
L'incontro, svoltosi senza telecamere e con pochi interpreti, secondo l'autore non favorisce la trasparenza, ma fa parte di una tattica per mantenere segreti accordi e intenzioni.
Putin trae vantaggio da questa situazione, in cui Trump è più interessato a mostrare il suo successo diplomatico all'elettorato americano, mentre la Russia stessa cerca di rilanciare la sua immagine globale di superpotenza negoziale.
Nel frattempo, l'Ucraina, la vera vittima del conflitto, resta fuori dai giochi. Anche gli europei sono visti più come spettatori che come attori attivi.
Cassese solleva un'importante domanda: può esserci davvero pace quando si parla senza la partecipazione di coloro che soffrono a causa della guerra?
Questa analisi è un segnale per i paesi balcanici, in particolare per l'Albania e il Kosovo, affinché comprendano che la diplomazia internazionale si gioca spesso come una partita a scacchi a tavoli chiusi, dove il vincitore non è chi ha il diritto, ma chi ha il potere.
In questa realtà, Tirana deve rafforzare la sua posizione nei forum transatlantici e mantenere la sua posizione filo-ucraina, non semplicemente per solidarietà morale, ma per impedire il ritorno del modello russo di predominio nei Balcani occidentali./ Opuscolo
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