
Quattro giorni prima del crollo: le sanzioni statunitensi contro NIS minacciano il carburante, le banche e la stabilità economica della Serbia, un colpo che potrebbe scuotere tutti i Balcani...
Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha lanciato l'allarme più grave degli ultimi anni: la raffineria di petrolio di Pančevo funziona in "circolazione calda", praticamente sull'orlo della chiusura, e la Serbia ha solo quattro giorni per ottenere una licenza di recupero dalle autorità statunitensi.
Le sanzioni statunitensi imposte a Naftna Industrija Srbije (NIS) dal 9 ottobre hanno fatto precipitare Belgrado in una spirale di pressione in cui il colpo non si limita all'energia: sono minacciate le banche, la catena di approvvigionamento, i trasporti, l'assistenza sanitaria e la sicurezza economica dell'intero Paese.
Vučić ha riconosciuto pubblicamente che se la licenza non verrà concessa, la Serbia dovrà affrontare la chiusura della raffineria; uno scenario non tecnico, ma politico, e che deriva dai legami energetici di Belgrado con Mosca.
La crisi serba è un chiaro monito per la regione. Nei Balcani, dove i mercati dei carburanti sono interdipendenti, la chiusura della raffineria di Pancevo comporterebbe aumenti dei prezzi, carenze di approvvigionamento e un effetto domino nei paesi limitrofi, tra cui l'Albania.
Il messaggio di Washington è chiaro: o la Serbia si allinea all'Occidente o dovrà affrontare conseguenze sistemiche.
Una grave crisi energetica a Belgrado potrebbe riaccendere le tensioni economiche in tutta la regione e, in questo gioco, la stabilità delle forniture albanesi dovrebbe essere una priorità nazionale./ Opuscolo
Më mirë për ne që të mos marrim produkte ushqimore nga serbia! Serbia në krizë!
Serbia e ka një zgjidhje. Vëllami i tij Edi Rama mund ta furnizojë me naftë, sikurse bëri Berisha për Milosheviçin.