I sondaggi mostrano una notevole insoddisfazione pubblica e un calo degli indici di gradimento per Trump su questioni chiave come l'immigrazione, l'economia e l'inflazione, nonostante gli indicatori macroeconomici rimangano relativamente forti...
Lo storico scozzese Niall Ferguson, professore alla Stanford University, analizza su "The Free Press" uno schema ricorrente nella politica americana, noto come "sindrome del sesto anno": il secondo anno di un secondo mandato presidenziale, quando il potere del presidente solitamente si indebolisce, la popolarità diminuisce e il partito al governo perde terreno nelle elezioni di medio termine.
Secondo Ferguson, questo schema si verifica quasi senza eccezioni. In questa fase, i presidenti si trovano ad affrontare blocchi nell'agenda politica interna, stanchezza pubblica, scandali, crisi di politica estera o eventi imprevisti. Di norma, il partito del presidente perde le elezioni di medio termine e il presidente stesso è considerato politicamente indebolito per il resto del suo mandato.
Ferguson sostiene che persino Donald Trump, nonostante la sua capacità di dominare la scena internazionale e imporre il proprio stile negoziale, rischia di diventare la prossima vittima di questo ciclo. Un secondo mandato, sottolinea, è sempre un secondo mandato, indipendentemente dal fatto che sia consecutivo o meno.
Lo storico si concentra innanzitutto sulle tensioni interne, menzionando le reazioni alla politica di deportazione. Secondo lui, l'immigrazione è da tempo uno dei punti di forza politici di Trump e ha svolto un ruolo chiave nella sua rielezione. La rapida chiusura del confine meridionale ha dato forza allo slogan "promesse mantenute". Tuttavia, le deportazioni di massa e l'uso di metodi duri si sono rivelati meno popolari, soprattutto se accompagnati da una copertura mediatica negativa.
Ferguson sottolinea che i sondaggi mostrano un significativo malcontento pubblico e un calo del consenso per Trump su questioni chiave come l'immigrazione, l'economia e l'inflazione, nonostante gli indicatori macroeconomici rimangano relativamente solidi. Per lo storico, questo dimostra che l'economia, pur essendo importante, non garantisce protezione politica.
Nella sua analisi, Ferguson pone Trump su un parallelo storico con Richard Nixon. I due, afferma, condividono uno stile realistico e conflittuale, una sfiducia nei media mainstream e una tendenza a sfidare gli alleati. Il secondo mandato di Nixon, ricorda Ferguson, si concluse disastrosamente con lo scandalo Watergate, nonostante la sua schiacciante vittoria alle elezioni del 1972. Fattori economici, l'aumento dell'inflazione e le crisi dei mercati finanziari peggiorarono ulteriormente la situazione, portando al crollo della sua presidenza.
Tuttavia, Ferguson sottolinea che la storia americana conosce anche un'importante eccezione alla "sindrome del sesto anno": Bill Clinton. Nel 1998, Clinton affrontò gravi scandali personali e procedure di impeachment che a prima vista sembravano distruggerlo politicamente. Ma accadde il contrario. L'economia americana era molto solida, i mercati finanziari erano in crescita e la disoccupazione era in calo. Altrettanto importante, secondo Ferguson, fu il fatto che i repubblicani si spinsero troppo oltre nel tentativo di spodestare Clinton, creando stanchezza e reazioni negative da parte dell'opinione pubblica.
Di conseguenza, Clinton non solo è sopravvissuta politicamente, ma ha anche concluso l'anno con un indice di gradimento più alto rispetto all'inizio del suo secondo mandato, mentre i repubblicani hanno perso seggi al Congresso.
La domanda centrale che Ferguson pone è se Donald Trump possa seguire l'esempio di Clinton piuttosto che quello di Nixon. Osserva che Trump, come Clinton, non trae profitto dalle illusioni morali del pubblico, ma dalla percezione di efficienza ed economicità. Una campagna eccessivamente aggressiva da parte degli oppositori, sostiene, potrebbe ritorcersi contro di lui.
La conclusione dell'analisi è cauta e priva di speculazioni: la "sindrome del sesto anno" ha colpito la maggior parte dei presidenti americani con due mandati. Un'economia forte è una condizione necessaria ma non sufficiente per evitare perdite politiche. Se Trump riuscirà a essere un'eccezione dipenderà non solo dagli indicatori economici, ma anche dagli errori o dalla moderazione dei suoi avversari politici. / Opuscolo
Lini një Përgjigje