Secondo Axios, Washington sta valutando nuovi scenari militari contro l'Iran, mentre la questione del dispiegamento di aerei all'aeroporto Ben Gurion ha assunto una dimensione politica anche in Israele.
Gli Stati Uniti stanno rafforzando la loro presenza militare in Israele pianificando l'invio di decine di aerei cisterna aggiuntivi, secondo quanto riportato da Axios, che cita tre funzionari americani e israeliani.
Secondo il rapporto, questa mossa giunge in un momento in cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta valutando nuovi piani operativi che prevedono un'espansione delle azioni militari contro l'Iran, al di là delle operazioni attualmente in corso nella regione dello Stretto di Hormuz.
Fonti citate da Axios affermano che tra le opzioni prese in considerazione figurano attacchi a infrastrutture critiche iraniane, come le centrali elettriche, nuovi raid contro impianti nucleari con l'obiettivo di distruggere le riserve di uranio arricchito stoccate in profondità nel sottosuolo, nonché il bombardamento dell'impianto sotterraneo di Pickaxe Mountain, che, secondo quanto riportato, è ancora in costruzione.
Sebbene il presidente Trump non abbia ancora preso una decisione definitiva, funzionari americani e israeliani stimano che sia pronto ad aumentare la pressione su Teheran, con l'obiettivo di spingere l'Iran ad aprire lo Stretto di Hormuz e ad accettare le richieste americane riguardo al suo programma nucleare.
Aumenta la presenza militare statunitense in Israele.
Secondo Axios, gli Stati Uniti hanno attualmente circa 30 aerei da rifornimento aria-aria di stanza all'aeroporto Ben Gurion, vicino a Tel Aviv, e altri 30 circa all'aeroporto Ramon, nel sud di Israele.
Secondo quanto riportato dai media statunitensi, funzionari israeliani affermano che Washington prevede di inviare diverse decine di altri aerei nei prossimi giorni, riportando la presenza militare ai livelli di inizio guerra.
Secondo le stesse fonti, l'esercito statunitense preferisce che questi velivoli operino dall'aeroporto Ben Gurion, poiché altre basi aeree nella regione sono considerate più esposte a possibili attacchi iraniani e meno sicure per gli aerei statunitensi.
Secondo le stime dei funzionari israeliani, Teheran al momento non sta pianificando un attacco diretto contro Israele, poiché un'azione del genere, a loro dire, provocherebbe una rappresaglia diffusa.
"Ho un solo messaggio per i leader dell'Iran: non aspettatevi la calma se ci attaccate. Non aspettatevi che gli eventi si ripetano. Non sarà una ripetizione. Sarà qualcosa di molto più potente", ha dichiarato martedì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
La questione assume anche una dimensione politica.
Secondo Axios, la presenza di decine di aerei americani per il rifornimento in volo all'aeroporto Ben Gurion è diventata una questione politicamente delicata in Israele.
Gli aerei, fermi in aeroporto da mesi, hanno visto la loro capacità operativa notevolmente ridotta. Con la graduale riapertura dello spazio aereo israeliano e l'aumento del traffico estivo, l'impiego di ulteriori velivoli potrebbe causare numerose cancellazioni di voli.
La questione assume un peso politico particolare a soli tre mesi dalle elezioni. Il ministro dei Trasporti israeliano Miri Regev, stretta alleata di Netanyahu, ha chiesto la rimozione degli aerei statunitensi dall'aeroporto Ben Gurion o quantomeno una riduzione del loro numero. Secondo Axios, questa richiesta ha incontrato l'opposizione del Ministero della Difesa e delle Forze di Difesa israeliane.
I media americani aggiungono che l'amministrazione Trump ha chiesto a Israele di mettere a disposizione ulteriori aerei per il rifornimento aereo, mentre la decisione finale dovrebbe essere presa dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu.
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