
Mentre il Montenegro organizza un volo di emergenza per i suoi cittadini, la diplomazia albanese non ha ancora fornito un piano pubblico chiaro per gli albanesi nella tesa regione...
La decisione del Montenegro di organizzare un volo di evacuazione dall'Egitto per i suoi cittadini fa luce su una questione regionale più ampia: la volontà degli stati balcanici di proteggere i propri cittadini in tempi di crisi internazionale.
In un momento in cui le tensioni in Medio Oriente si sono intensificate e la sicurezza regionale è fragile, Podgorica ha scelto di agire preventivamente, offrendo un corridoio di ritorno sicuro per i cittadini della zona. È un messaggio politico tanto quanto consolare: lo Stato è presente.
E Tirana?
Fino a questo momento, non vi è stato alcun annuncio pubblico chiaro da parte del Ministero per l'Europa e gli Affari Esteri dell'Albania in merito a misure concrete di evacuazione o a un piano di emergenza per gli albanesi che potrebbero trovarsi in Egitto o in altri paesi colpiti da tensioni.
In un'epoca di crisi rapide e conflitti inaspettati, il silenzio istituzionale non è neutralità; è mancanza di trasparenza.
È vero che il numero di cittadini albanesi nelle aree a rischio può essere limitato. Ma la diplomazia moderna non funziona solo sulla base delle statistiche; funziona sulla base della percezione di sicurezza e della fiducia civica. Una comunicazione pubblica, anche solo per chiarire la situazione e il livello di preparazione, è il minimo atteso.
Il paragone con il Montenegro è inevitabile. Uno Stato con minori capacità amministrative e finanziarie sta dimostrando rapidi riflessi istituzionali. L'Albania, membro della NATO e aspirante a una maggiore integrazione europea, dovrebbe reagire allo stesso livello, se non addirittura di più.
In diplomazia, il vuoto informativo è colmato da speculazioni. E nella nostra regione, dove ogni crisi globale si riflette immediatamente sull'opinione pubblica, la mancanza di una posizione ufficiale può essere percepita come indifferenza.
La questione non è se ci sia panico. La questione è se esista un piano. In tempi di crisi internazionale, i cittadini si aspettano uno Stato vigile, non un'amministrazione che sembra reagire solo dopo che altri hanno agito.
Se Podgorica ha dato il suo segnale, ora tocca a Tirana chiarire pubblicamente: è tutto sotto controllo o semplicemente non c'è ancora stato alcun allarme? In diplomazia, il silenzio è raramente una strategia vincente./ Opuscolo
Rama ngre satelitet????