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Kronike 6 Prill 2026, 07:55

Smantellata in Italia un'organizzazione di narcotrafficanti, arrestati 19 membri albanesi.

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Gli spacciatori trovavano rifugio in hotel, pensioni o presso residenti compiacenti. Alle strutture ricettive che non fornivano le informazioni richieste venivano inflitte diverse multe e i profitti venivano riportati in Albania.

Smantellata in Italia un'organizzazione di narcotrafficanti, arrestati 19
agente di polizia italiano

Venti persone sono state arrestate e altre 19 sono sotto inchiesta a seguito di una vasta operazione antidroga in Italia.

Secondo i media italiani, le indagini delle autorità italiane hanno rivelato che anche cittadini albanesi facevano parte dell'organizzazione di narcotrafficanti.

Gli spacciatori alloggiavano in alberghi, ma collaboravano anche con i residenti delle zone in cui trasportavano gli stupefacenti. Nel frattempo, gli acquirenti facevano richieste di droga tramite messaggi WhatsApp inviati a diversi numeri italiani.

Diciannove degli arrestati erano cittadini albanesi e uno italiano. La polizia ha sequestrato oltre 38.000 euro.

Indagini contro il gruppo albanese

Gli indagati sono stati riconosciuti colpevoli di vari reati tra cui traffico di cocaina, riciclaggio di denaro e riciclaggio di proventi illeciti derivanti dallo spaccio di stupefacenti, nonché falsificazione di strumenti di pagamento, usurpazione di identità e favoreggiamento. L'inchiesta è il culmine di un'attività investigativa svolta dalla Squadra Piacenza tra il 2021 e il 2025 su una vasta rete criminale coinvolta nella distribuzione al dettaglio di cocaina in città.

L'attività di traffico di droga veniva portata avanti senza interruzioni da una rete composta da un gran numero di cittadini albanesi, quasi sempre sconosciuti nelle banche dati della polizia, e inviati dal gruppo criminale dall'Albania a Piacenza per lo spaccio al dettaglio.

L'organizzazione criminale sotto inchiesta aveva infatti escogitato una tattica particolarmente ingegnosa per proteggersi. Gli spacciatori si muovevano fingendosi semplici passanti o turisti di passaggio, mentre gli acquirenti facevano richieste di droga tramite messaggi WhatsApp indirizzati a diversi numeri di cellulare italiani. L'operatore che gestiva quel numero, dopo aver ricevuto la richiesta e ottenuto una breve descrizione fisica dall'acquirente, contattava lo spacciatore attivo in quel momento nella zona tramite un altro numero, assicurandosi che cliente e spacciatore si incontrassero e che lo scambio avvenisse immediatamente, senza bisogno di presentazioni o lunghe trattative. Si trattava quindi di un metodo di transazione che preservava sia l'identità dello spacciatore sia la dinamica effettiva dello scambio.

Pertanto, il traffico di droga non era "di strada", un fenomeno criminale marginale a Piacenza, soprattutto per quanto riguarda la cocaina, ma si verificava attraverso una triangolazione tra domanda e offerta, grazie a intermediari distanti.

Il commerciante responsabile della distribuzione si muoveva per la città, vivendola come una persona normale, frequentando bar, luoghi pubblici e parchi, soggiornando in alloggi o persino affittando un immobile. Quindi non nel modo tipico in cui aspetta il cliente seduto, come in campagna o nascosto in vecchie case rurali abbandonate, né in un locale dove risiede stabilmente e può essere raggiunto dagli utenti, né tantomeno nei veicoli a sua disposizione per spostarsi e raggiungere i clienti (fatta eccezione per biciclette o scooter, usati solo per la velocità).

D'altra parte, si è osservato e appreso come lo spacciatore responsabile dell'ordine, partendo da dove si trovava, arrivasse occasionalmente nel luogo prestabilito e lì identificasse il cliente sulla base delle informazioni ricevute dall'operatore del centralino, il quale nel frattempo riceveva conferma della sua presenza sul posto.

Gli spacciatori di droga trovavano rifugio in hotel, pensioni o presso residenti compiacenti. Sono state inflitte diverse multe alle strutture ricettive che non hanno fornito le informazioni richieste, così come ai privati ​​cittadini che non hanno rilasciato dichiarazioni di ospitalità.

Nel corso dell'operazione, sono state arrestate in flagrante 20 persone: 19 cittadini albanesi e un cittadino italiano, tutti incensurati, coinvolti nella fornitura di stupefacenti a clienti di ogni ceto sociale. Sono stati inoltre identificati 40 consumatori di droga, tutti di Piacenza, di età compresa tra i 25 e i 60 anni.

I commercianti stranieri, dopo essere stati rilasciati dal carcere, venivano ripetutamente espulsi dal paese e rimpatriati in Albania via aerea o via mare, senza mai fare ritorno. Durante le indagini, la polizia ha sequestrato 38.376 euro e ha ricostruito il trasferimento all'estero, nello specifico verso l'Albania, degli altri 61.451 euro.

I narcotrafficanti arrestati sono giovani uomini di età compresa tra i 20 e i 30 anni, tutti incensurati in Italia e senza alcun legame con il Paese, reclutati esclusivamente per spacciare droga a Piacenza fino al momento dell'arresto da parte della polizia.

L'indagine, condotta attraverso molteplici servizi di sorveglianza, i social media, i telefoni cellulari sequestrati e i canali di cooperazione internazionale di polizia, ha portato anche all'identificazione di una persona residente in Albania responsabile della gestione degli ordini.

Per operare a pieno regime, la rete criminale si affidava ad aziende di trasferimento di denaro, che permettevano l'invio di fondi all'estero anche utilizzando i documenti personali di clienti ignari, e a un call center che forniva alla rete schede telefoniche intestate ad altri clienti ignari, utilizzate per gestire i contatti con i consumatori di droga.

arrestohen 19 shqiptarë

1 Komente

  1. k
    k

    Shikoni se mund te jetë kompllot i Sorosit.Nuk ka mundësi që shqiptarët të merren me drogë.

    Lini një Përgjigje