Da Janullatos a Joan: la Chiesa ortodossa d'Albania tra la nazione e Atene
Trent'anni dopo l'arrivo di Anastas Janullatos, la Chiesa albanese continua a confrontarsi con l'eredità della concessione politica che la legava ad Atene e con la tensione tra fede, nazione e influenza greca.
L'esistenza di Anastas Janullatos alla guida della Chiesa ortodossa autocefala d'Albania è stata fin dall'inizio una concessione politica ad Atene.
Un accordo non scritto, stipulato in nome della stabilità, che di fatto è costato caro all'Albania, alla Chiesa stessa, alla comunità ortodossa e all'intera società albanese.
Invece di portare unità spirituale, ha creato una dipendenza politica dalla Grecia, oscurando la missione nazionale dell'Ortodossia albanese.
Per trent'anni, l'élite politica albanese, da sinistra a destra, è rimasta in silenzio su questo compromesso.
Nessuno ha osato aprire il dibattito sul fatto che la Chiesa albanese sia stata posta sotto la guida di un chierico inviato da Atene, in contrasto con lo spirito di autocefalia che Teofan Noli aveva battezzato con il suo santo albanese.
La Chiesa si è trascinata tra religione e politica, mentre gli ortodossi albanesi si sentivano più soggetti all'influenza greca che parte di una Chiesa che predica nella propria lingua.
Janullatos ha spesso usato la sua posizione come strumento diplomatico per la Grecia, benedicendo politici e personaggi che ancora sventolavano le bandiere del "Vorio Epiro".
Questa ferita storica, un sacerdote che predicava in greco senza conoscere una parola di albanese, che incontrava e benediceva estremisti che maledicevano l'Albania, ha denigrato l'autocefalia e distrutto la fede sincera di molti ortodossi albanesi.
Ora che Fatmir Pelushi, noto con il nome ecclesiastico Joani, è a capo della Chiesa, la situazione doveva cambiare.
Joani era stato presentato come un ritorno alla patria, come un religioso che parlava albanese e appariva in pubblico come un tifoso, come un uomo che mirava a restaurare lo spirito di Noli.
Ma le sue azioni hanno dimostrato che l'eredità di Janullatos non si è estinta, è stata solo mascherata da un vocabolario patriottico a disposizione del pubblico.
L'incontro di Joan con Fredi Beleri, simbolo del programma "Vorio Epirus" e oggi eurodeputato greco, è stato un chiaro segnale che la vecchia politica di dipendenza non è finita.
Beleri, condannato per compravendita di voti, che accusa l'Albania di "oppressione della minoranza greca", è stato trattato come un amico spirituale dal nuovo capo della chiesa albanese.
Un gesto che tradisce la sua parola di "ritorno nazionale" e trasforma Joan in un sostegno della politica greca a Tirana.
Non si tratta di fede, ma della dignità nazionale della Chiesa albanese, che non può essere guidata da persone che danno legittimità politica ai "cavalli di Troia".
Giovanni può avere obblighi spirituali nei confronti del suo predecessore, che dovrebbe essere dichiarato "santo", ma non può continuare a fare politica al servizio della Grecia, mentre parla di patriottismo.
Se vuole seguire fedelmente la via di Janullatos, lo ammetta apertamente: è un esecutore degli ordini del suo leader spirituale, non un seguace di Noli e Luaras.
Perché altrimenti, ogni suo voto "nazionalista" è una nuova maschera del vecchio revanscismo greco, che gli ortodossi albanesi hanno ben conosciuto e hanno respinto con dolore.
Il tempo delle concessioni religiose e politiche è finito.
La Chiesa ortodossa autocefala d'Albania non appartiene né ad Atene né a Tirana, ma ai fedeli albanesi che pregano nella propria lingua.
Se Fatmir Pelushi continuerà a far parte dell'entourage di "Vorio Epiri", la storia lo tratterà allo stesso modo di coloro che hanno avvelenato Petro Luarasi e proibito la parola di Dio in albanese.
E in questo caso, avrà la stessa sorte e la stessa maledizione. / Opuscolo
SERIOZISHT KENI MENDU SE ATE JOANI DO TE NDRYSHONTE POLITIKEN E KISHES ORTODOKSE.JU KUJTOHET BESOJ QE ANASTASI U VARROS NE SHQIPERI.ATHERE E DINI BESOJ EDHE AMANETIN E ATIJ QE KERKOI TI LIDHNIN NJE LITAR NE QAFE DHE TA LININ LITARIN JASHTE VARRIT.E PRA SI MENDONI QE JOANI NUK ESHTE I LIDHUR ME LITARIN E ANASTASIT
Të quaj ashtu si quan ti veten,njeri që e ke nxjerrë emrin tënd në ankand! Vetëm dyshime dhe teori komploti!??? Vetëm besimtar nuk mund të jesh ti
Kisha jonë ortodokse nuk ka përse të ketë komplekse në lidhje me Greqinë apo greqizmat Pikërisht sepse është autoqefale dhe kombëtare shqiptare. Fobitë se çoç do na bëjë kisha greke kanë perënduar me kohë,prandaj kjo kishë,KOASH, duhet mbështetur dhe zhvilluar. Ja p.sh. nuk kishte gjë më të bukur sesa kur në kishën e Shën Triadhës në Korçë,familje të ndryshme korçare kishin investuar në ikonat e shenjtorëve të ndryshëm në atë kishë. Këtë të bëjnë ortodoksët dhe jo të mbeten me ndrojtjen nga hija e greqizmës Tani është pikërisht koha që KOASH të rritet dhe të krijojë brezat e peshkopëve dhe priftërinjve që do shërbejnë anembanë vendit