Il declino delle norme internazionali sta trasformando l'architettura di stabilità del dopoguerra in un ambiente sempre più caotico, dove la forza prevale sul diritto. Questa transizione segna la fine dell'era delle istituzioni globali e il ritorno a una realtà in cui la sovranità è protetta principalmente attraverso il potere militare.
La disgregazione del cosiddetto ordine internazionale basato sulle regole non è più una previsione o una speculazione teorica, ma una realtà tangibile. Nel commercio, nella diplomazia, nella politica e nella sicurezza, l'idea che esistano "regole" che vincolano il comportamento dei più forti è sempre più superata.
E questo non richiede dimostrazioni complicate. Personalità come l'economista canadese Mark Carney hanno apertamente riconosciuto questa "rottura" dal sistema attuale in forum globali come Davos.
In sostanza, l'ordine internazionale post-1945, costruito sulle istituzioni delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale, è stato più una costruzione normativa che una pura realtà. Persino i suoi difensori hanno riconosciuto che esso si fondava in modo decisivo sul potere degli Stati Uniti.
Tuttavia, nonostante la sua ipocrisia e i suoi limiti, quest'ordine si è dimostrato funzionale e utile, soprattutto per il mondo occidentale che lo ha ideato e mantenuto. Al contrario, il concetto di "ordine mondiale" di Henry Kissinger è più profondo e realistico.
Egli definisce l'ordine come una combinazione di equilibrio di potere e legittimità, due elementi che insieme producono stabilità internazionale. Contrariamente alla percezione comune, Kissinger non era semplicemente un cinico realista del potere.
La sua principale preoccupazione era mantenere la stabilità attraverso un equilibrio di potere e un quadro normativo accettabile. Questo approccio rimane valido in ogni epoca, dall'Europa della Guerra dei Trent'anni alle dinamiche della Guerra Fredda.
Nel frattempo, l'idea di un ordine basato su regole è un fenomeno relativamente nuovo, strettamente legato al periodo successivo alla seconda guerra mondiale e soprattutto all'era post-Guerra Fredda.
In questo periodo si formò quella che potremmo definire la "triade globalista": un sistema ampliato di diritto internazionale con un'enfasi liberale (soprattutto sui diritti umani), un'economia globale basata sul libero scambio e su reti interconnesse, e un insieme di valori liberaldemocratici che si proclamavano universali.
Questa triade ha costituito la base legittimante per un ordine organizzato attorno all'egemonia americana. Oggi, ciò che stiamo perdendo non è solo un equilibrio di potere relativamente stabile, poiché attori come Cina, Russia e Iran sfidano l'Occidente, ma anche gli stessi standard di legittimità internazionale.
L'abbandono di regole, accordi e norme condivise sta erodendo le fondamenta del sistema. Questa situazione è pressoché senza precedenti nella storia moderna. Dalla Pace di Vestfalia del 1648, persino in periodi di aspri conflitti, è sempre esistito un quadro minimo di norme e un senso condiviso di legittimità. Persino attori "ribelli", come la Francia rivoluzionaria o la Germania nazista, rappresentarono delle eccezioni che provocarono una reazione collettiva.
Oggi, questa logica sembra essersi completamente disintegrata. Una serie di fallimenti strategici, dalle guerre successive all'11 settembre ai conflitti in Medio Oriente, unitamente all'ascesa di potenze rivali, hanno indebolito significativamente la leadership occidentale e alterato gli equilibri di potere globali.
Parallelamente, anche la legittimità sta diminuendo. Ironicamente, parte di questa erosione proviene dagli stessi Stati Uniti. La triade globalista era diventata politicamente instabile, generando una forte reazione populista e un'inversione di rotta nei confronti della globalizzazione, del libero scambio e dell'universalismo liberale.
Tuttavia, al di là di questi sviluppi strutturali, la politica concreta ha accelerato questa disgregazione. Un approccio sempre più selettivo al diritto internazionale, l'uso della forza senza consenso e le pressioni sugli alleati hanno minato l'idea stessa di regole comuni.
Un simile comportamento, anche quando giustificato in singoli casi, crea pericolosi precedenti. Indebolisce qualsiasi pretesa di giustizia e rende più difficile mobilitare il sostegno internazionale contro future violazioni.
Pertanto, quando gli standard vengono meno, si apre la strada all'arbitrarietà e all'escalation. Dalle minacce agli alleati, all'uso dei dazi doganali come arma e all'ingerenza nella politica interna di altri Stati, si sta consolidando un modello di comportamento che non si conforma ad alcun concetto tradizionale di ordine internazionale.
Il risultato è un mondo che si avvicina sempre più a una "giungla" globale, dove le regole vengono sostituite dal potere e dove ogni Stato si affida principalmente alle proprie capacità di sopravvivenza.
Dalle illusioni di un ordine normativo, il pendolo è oscillato all'estremo opposto, verso un sistema in cui la sovranità non è più garantita da altro che dalla forza. Benvenuti nella giungla! / Adattato da "Pamphlet", di "Brussels Signal"
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