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Rajoni dhe Bota22 Shtator 2025, 16:13

La visione della giustizia di Meloni, una "brutta copia" del modello ungherese di Orbán!

Shkruar nga Francesco Cundari

La visione della giustizia di Meloni, una "brutta copia" del modello

La domanda da porsi al centrodestra è una sola: il modello ungherese corrisponde alla vostra idea di stato di diritto?

Ho riflettuto a lungo sulla riforma della giustizia del governo, tanto che a luglio ho indetto io stesso un referendum tra i lettori per vedere quanti di loro condividessero il mio stesso dilemma. Da un lato, ho sentito la necessità di ridurre il ruolo eccessivo che la procura ha acquisito negli ultimi trent'anni; dall'altro, ho ritenuto necessario contrastare una tendenza altrettanto pericolosa all'interno del governo: quella miscela di giustizia per i nemici (il modello Bibbiano), impunità per gli amici (il modello Santanchè) e stato di polizia per gli immigrati (il modello Salvini). Questa rappresenta la via italiana verso la democrazia illiberale (il modello Orbán).

Questa minaccia si estende oltre il sistema giudiziario, come dimostrano gli interventi senza scrupoli del governo nel settore bancario, a partire dall'acquisizione di MPS-Mediobanca e dall'occupazione della RAI e di ogni altro spazio occupabile.

Devo però aggiungere che in questi giorni il dilemma è stato risolto, direi definitivamente, dalle posizioni assunte da Fratelli d'Italia e dalla Lega sul caso di Ilaria Salis.

Il Parlamento europeo deciderà sulla richiesta ungherese di revoca dell'immunità domani in commissione e il 7 ottobre in plenaria. La destra italiana sembra determinata a votare a favore, ovvero a far tornare l'eurodeputata dell'AVS nelle carceri di Viktor Orbán, come hanno confermato Giovanni Donzelli dal palco del Festival Nazionale della Gioventù, tra gli applausi degli attivisti, e Roberto Vannacci a Pontida, parlando con i giornalisti.

Al di là degli aspetti al tempo stesso inquietanti e ridicoli che hanno caratterizzato il caso fin dall'inizio, come l'idea che Salis abbia aggredito fisicamente due neonazisti ungheresi, mandandoli in ospedale, o il fatto che abbia rischiato fino a ventiquattro anni di carcere per lesioni lievi, cosa che in Italia sarebbe stata risolta da un tribunale civile (serve altro per valutare il grado di subordinazione della magistratura nazionale?), il caso diventa ancora più inquietante ed emblematico per la scelta di Donald Trump di classificare i gruppi "Antifa" come terrorismo interno.

Non trattandosi di un'organizzazione specifica, ma di un nome che qualsiasi movimento di sinistra può vantare, è evidente la portata e l'arbitrarietà della procedura, di fatto un mezzo per incarcerare gli oppositori, che Orbán, di fatto, si è affrettato a copiare, attribuendo lo stesso nome anche all'eurodeputato dell'Avs, peggiorando ulteriormente la sua posizione.

Il nostro Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha risposto che, grazie a Dio, non crede che Salis sia un "terrorista". Tuttavia, se la discussione sulla riforma giudiziaria dovesse svolgersi tra persone di buona fede, la prima domanda che gli elettori di centro-destra dovrebbero porre ai partiti al governo sarebbe: il sistema giudiziario ungherese corrisponde alla vostra idea di come dovrebbe funzionare la giustizia in un Paese democratico?

Se la risposta è no, ne consegue che i partiti di centro-destra non possono votare per revocare l'immunità di Sali; se la risposta è sì, è chiaro che i loro elettori, come chiunque non voglia vivere in una democrazia illiberale basata sul modello di Orbán, non potranno votare sì al referendum sulla riforma giudiziaria./ Tratto da "Pamphlet" di "Linkiesta" 

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