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Rajoni dhe Bota29 Janar 2026, 19:49

La sindrome da autoaccerchiamento serba e la pericolosa apatia dell'Occidente!

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La sindrome da autoaccerchiamento serba e la pericolosa apatia
Aleksandar Vučić

Vučić sta alimentando il falso mito dell'accerchiamento, trasformando la Serbia in una fortezza paranoica che fa affidamento sugli armamenti stranieri e sulla nostalgia imperialista. Questo discorso di auto-vittimizzazione è la maschera di una politica espansionistica, che mira a destabilizzare la regione attraverso la paura e la pressione militare. Nel frattempo, l'apatia dell'Occidente rende questo gioco ancora più pericoloso, dando alla Serbia spazio per manipolare i fragili equilibri dei Balcani...

Le ultime dichiarazioni del presidente serbo Aleksandar Vučić, a seguito del rapporto sullo stato operativo delle forze armate per il 2025, segnano una svolta oscura nel dibattito sulla sicurezza nei Balcani occidentali.

Con una retorica carica di paranoia, ha sottolineato la formazione di quella che definisce una "alleanza militare regionale contro la Serbia", prendendo apertamente di mira la crescente cooperazione tra Tirana, Zagabria e Pristina.

Questa narrativa inventata serve a giustificare un processo di militarizzazione senza precedenti che sta trasformando la Serbia in una guarnigione isolata. Vučić, con tono da falso profeta, ha affermato che Belgrado sta agendo "responsabilmente" per prevenire aggressioni da parte dei suoi vicini, mentre le capacità difensive del Paese sono aumentate drasticamente, soprattutto nell'aeronautica e nella difesa aerea.

Questa militarizzazione è supportata da un bilancio record, che raggiunge il 2,65% del Prodotto Interno Lordo, con oltre la metà dei fondi destinati agli armamenti e alla tecnologia bellica.

La Serbia si nutre di sistemi russi, cinesi e, di recente, francesi, mentre il ripristino del servizio militare obbligatorio di 75 giorni mira a creare una grande riserva umana, pronta a essere utilizzata come carne da cannone nel pericoloso gioco di Vučić.

Se la Serbia desiderasse davvero un buon vicinato, non ci sarebbe alcuna ragione logica per cui si sentisse minacciata dai suoi vicini. Tirana, Zagabria e Pristina hanno dichiarato apertamente che il rafforzamento delle proprie difese è una risposta alla minaccia russa e alla necessità di proteggere il fianco orientale della NATO.

Ma il fatto che Vučić si senta minacciato da questa protezione è una chiara dimostrazione della sua posizione: la Serbia ammette implicitamente che i suoi interessi sono strettamente legati a Mosca.

Vučić, come una marionetta di Putin, trasforma la "sindrome dell'autoaccerchiamento" in un mezzo per mantenere la regione sotto tensione, mentre l'Occidente continua a mostrare una pericolosa apatia.

Il relativo silenzio della NATO e degli USA nei confronti dell'ideologia del "mondo serbo" e del rischio di destabilizzazione della Bosnia-Erzegovina viene interpretato nella regione come una tolleranza dannosa.

Vučić, con toni sempre più duri, mette in guardia da un'unione politica e spirituale con i serbi bosniaci, mentre Washington e Bruxelles si accontentano ancora di dichiarazioni di routine, lasciando spazio alla Serbia per sfruttare la propria passività per modificare gli equilibri di potere "de facto".

Questa militarizzazione accelerata e la retorica dell'"assedio" hanno colpito duramente anche il processo di dialogo tra Pristina e Belgrado, spostando l'attenzione dalla normalizzazione diplomatica a un fragile equilibrio militare.

La Serbia sta utilizzando il rapido armamento e gli avvertimenti sull'unificazione dei serbi come mezzo di pressione, inviando il messaggio che è pronta a difendere i propri interessi anche al di fuori dei quadri mediati da Bruxelles.

Questo approccio rende il dialogo quasi disfunzionale. Ogni passo compiuto dal Kosovo per rafforzare la propria sovranità viene presentato da Belgrado come parte di un "patto aggressivo", creando un ciclo infinito di accuse che mantiene la regione in uno stato di conflitto congelato.

In questo contesto, l'apatia della NATO e degli Stati Uniti sta creando una pericolosa asimmetria, in cui il dialogo non è più visto come un mezzo per raggiungere la pace, ma come uno spazio in cui la Serbia guadagna tempo per aumentare la propria superiorità militare.

Sentendosi sotto pressione a causa di questa militarizzazione e incerta a causa della tiepida reazione internazionale, Pristina è costretta a cercare alleanze più strette con Tirana e Zagabria, il che rafforza la narrazione di Vučić sulle alleanze "anti-serbe".

I Balcani si stanno trasformando in una scacchiera, dove i movimenti di truppe e gli acquisti di missili pesano più degli accordi firmati sulla carta. Un singolo incidente potrebbe innescare una nuova crisi, mentre la diplomazia occidentale, sopraffatta dall'incapacità di gestire numerose crisi, sembra impreparata a gestirla. / Tratto da "Pamphlet", di "Tanjug"

aleksandar vuçiç

1 Komente

  1. T
    Tony

    Nuk e di pse perdorni superlativa per qener kriminele banale duke i cilesuar presidenti X e Y kur keta kafshe nuk meritojne as titullin zotni, pse? Presidentin le ta mbaje kush popull qen bir qeni e ka zgjedhur e jo te tjeret qe nuk e vleresojne as me nje mut ne oturak. C'eshte kjo gjeme nderkombetare me tituj te larte per halera qe i krijojne njerezimit dhimbje e gjakderdhje!?

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