
Invece di chiudere il circuito energetico russo nella regione, Washington concede alla Croazia il permesso di rifornire la Serbia di NIS fino al 15 ottobre, dimostrando che la diplomazia americana gioca con la tolleranza selettiva in nome della stabilità, anche quando Mosca ne trae vantaggio...
In una decisione che rivela la complessità del gioco energetico nei Balcani, la società statale croata JANAF ha ricevuto dalle autorità statunitensi il permesso di continuare a fornire petrolio alla società serba NIS, di proprietà di Gazprom Neft, una delle più potenti società energetiche russe e bersaglio diretto delle sanzioni occidentali.

Il permesso è stato concesso dall'Office of Foreign Assets Control (OFAC), che opera all'interno del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, ed è valido fino al 15 ottobre 2025. Apparentemente una misura tecnica per rispettare i contratti esistenti, è in realtà una decisione che riapre un importante canale di influenza energetica russa nel cuore dei Balcani.
NIS, un'azienda di importanza cruciale per il sistema energetico serbo, è da tempo al centro delle sanzioni occidentali a causa della sua struttura proprietaria direttamente legata allo Stato russo. Tuttavia, attraverso questa "finestra di breve termine", riesce a garantire un approvvigionamento ininterrotto, evitando le conseguenze più gravi dell'isolamento economico. Questa mossa degli Stati Uniti, sebbene nell'ambito di un'esenzione tecnica, arriva in un momento in cui i paesi della regione, tra cui l'Albania, stanno cercando di svincolarsi dall'influenza russa nel settore energetico e di orientare le proprie reti verso l'UE e la NATO.
La decisione di consentire le forniture dalla Croazia non è solo economica; è un segnale diplomatico che gli Stati Uniti stanno lasciando spazio a una transizione controllata anche per i paesi che dipendono profondamente dalla Russia. Ma questa mossa non è priva di costi strategici: in pratica, conferisce alla Serbia un vantaggio temporaneo, consentendole di mantenere un sistema energetico collegato a Est, pur dichiarando a livello internazionale neutralità o prossimità all'Ovest.
Per l'Albania, si tratta di un allarme silenzioso. Mentre Tirana investe in progetti che la portano verso l'integrazione nelle reti occidentali, attraverso il TAP, il terminale di gas liquefatto di Valona, o i corridoi energetici con Kosovo e Montenegro, tali decisioni dimostrano che l'influenza russa nella regione non solo non è scomparsa, ma sopravvive grazie a infrastrutture condivise e politiche silenziose di tolleranza.
Il permesso JANAF non è la fine della partita, è solo un nuovo capitolo nella grande resa dei conti per il controllo energetico nei Balcani. Una resa dei conti in cui i gasdotti sono importanti quanto gli accordi politici, e in cui le decisioni di Washington a volte danno vita a coloro che loro stessi desiderano isolare. / Opuscolo
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