Negli ultimi due anni, le organizzazioni per i diritti umani hanno segnalato un aumento della violenza dei coloni e delle restrizioni all'accesso dei palestinesi alle loro terre e proprietà...
Questa settimana il governo israeliano ha approvato un piano per registrare i terreni della Cisgiordania occupata come "terreni statali", una decisione che ha scatenato reazioni negative e accuse di approfondimento del controllo israeliano sul territorio palestinese.
La proposta è stata sostenuta dai ministri di destra, tra cui il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, il Ministro della Giustizia Yariv Levin e il Ministro della Difesa Israel Katz. In base alla decisione, il governo creerà 35 nuovi posti di lavoro e stanzierà 244,1 milioni di shekel (circa 79 milioni di dollari) per il progetto di registrazione catastale nel periodo 2026-2030.
Il processo di registrazione dei terreni era congelato dal 1967. La sua ripresa è interpretata dai critici come la continuazione di una politica a lungo termine volta a consolidare il controllo israeliano sul territorio. Le autorità israeliane non hanno annunciato alcuna sospensione di altre pratiche di amministrazione fondiaria durante questo periodo.
Per i palestinesi e le organizzazioni contrarie al piano, la decisione non costituisce un nuovo sviluppo, ma un rafforzamento della presenza israeliana in Cisgiordania. Secondo loro, la registrazione dei terreni non è solo una procedura tecnica, ma un passo con conseguenze legali a lungo termine.
Da Oslo alla Zona C
La misura è direttamente collegata alla divisione amministrativa stabilita dagli Accordi di Oslo (1993-1995), che hanno suddiviso la Cisgiordania nelle Aree A, B e C. L'Area C, che costituisce oltre il 62 percento del territorio e comprende la maggior parte delle risorse naturali, è rimasta sotto il pieno controllo israeliano, mentre le Aree A e B sono amministrate parzialmente o principalmente dall'Autorità Nazionale Palestinese.
Secondo il nuovo piano, la registrazione dei terreni nell'Area C verrebbe effettuata tramite la Land Titles Settlement Administration, un ente del Ministero della Giustizia israeliano. I critici sostengono che questa mossa sposta l'amministrazione da un quadro militare a un governo civile israeliano diretto, istituzionalizzando il controllo.
L'8 febbraio, una settimana prima dell'approvazione del piano, le autorità israeliane hanno inoltre approvato misure che hanno semplificato le procedure per l'acquisto di terreni da parte dei coloni, riducendo i controlli. Lo stesso giorno sono state adottate misure che, secondo gli oppositori della politica, limitano ulteriormente i poteri dell'Autorità Nazionale Palestinese nelle Aree A e B.
Secondo analisi critiche, queste misure rappresentano una nuova fase di espansione territoriale attraverso strumenti amministrativi, piuttosto che attraverso azioni militari palesi.
Registrazione e conseguenze legali
Registrare un terreno come "terreno statale" comporta conseguenze legali durature. Una volta che un lotto è incluso nel registro statale israeliano, revocarne lo status diventa più difficile rispetto alle confische militari temporanee.
Gli oppositori del piano paragonano questo processo a pratiche precedenti, tra cui l'applicazione della Legge sulle Proprietà Mancanti dopo il 1948, quando le terre dei palestinesi che non si trovavano fisicamente sulle loro proprietà furono espropriate dallo Stato israeliano. Mettono in guardia da una dinamica simile in Cisgiordania, dove gli sfollamenti, le restrizioni di accesso e la dichiarazione di zone militari chiuse potrebbero influire sullo status delle proprietà.
Negli ultimi due anni, le organizzazioni per i diritti umani hanno segnalato un aumento della violenza dei coloni e delle restrizioni all'accesso dei palestinesi alle loro terre e proprietà. Secondo queste segnalazioni, in alcuni casi intere aree sono state dichiarate chiuse, impedendo ai proprietari di accedervi.
Le autorità israeliane presentano la registrazione come un processo amministrativo e catastale. I critici, d'altro canto, la considerano uno strumento per consolidare il controllo territoriale.
Reazione internazionale
Il dibattito sul piano si inserisce in un contesto più ampio di critica alle politiche israeliane in Cisgiordania. Da anni le organizzazioni palestinesi e internazionali per i diritti umani denunciano l'aumento della violenza dei coloni e il possibile coordinamento tra forze di sicurezza e gruppi armati in alcune aree.
D'altro canto, Israele ha sostenuto che le sue azioni mirano ad amministrare il territorio e a garantirne la sicurezza.
Gli analisti sottolineano che spostare l'attenzione dalle operazioni militari dirette ai meccanismi amministrativi rende meno visibile l'escalation sul campo, ma non riduce l'impatto a lungo termine sullo status del territorio.
Si prevede che il dibattito sulla registrazione dei terreni in Cisgiordania continuerà, mentre la questione dello status finale del territorio rimane uno dei punti più delicati del conflitto israelo-palestinese. / Adattato da "Pamphlet" di " Al Jazeera "
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