
La Serbia di Vučić cerca di mantenere l'immagine di "stabilità regionale", mentre non riesce a garantire la vita dei suoi cittadini nel cuore di Belgrado...
Un'altra ondata di violenza ha scosso Belgrado, riaccendendo i timori dei cittadini sulla sicurezza pubblica in Serbia.
Secondo il comunicato ufficiale del Ministero dell'Interno, un uomo armato ha aperto il fuoco all'interno di un bar nel quartiere di Višnjička Banja, uccidendo una donna di 51 anni e ferendone altre cinque, tre uomini e due donne. L'aggressore è fuggito a bordo di un furgone bianco, mentre la polizia serba ha annunciato un'operazione denominata "Vihor 3" per catturarlo.
L'incidente segna l'ennesimo drammatico episodio di una lunga serie di incidenti con armi da fuoco in Serbia, un Paese che da tempo si trova ad affrontare livelli allarmanti di criminalità organizzata e di libera circolazione di armi illegali.
Dopo i massacri del maggio 2023, quando la Serbia fu scossa da due sanguinosi attacchi nel giro di 48 ore, le autorità avevano promesso controlli più severi e riforme della polizia. Ma la realtà di stasera dimostra che lo Stato serbo continua ad avere gravi lacune nella sicurezza pubblica.
Questo assassinio nel cuore della capitale non è solo un atto criminale isolato, ma un sintomo della più ampia crisi dello Stato serbo, dove i legami tra le strutture della criminalità organizzata e la politica sono spesso menzionati nei rapporti internazionali.
La Serbia di Vučić cerca di mantenere l'immagine di "stabilità regionale", mentre non riesce a garantire la vita dei suoi cittadini nel centro di Belgrado.
Per la regione, questo evento è un altro promemoria del fatto che la Serbia rimane l'epicentro dell'insicurezza nei Balcani, con una società militarizzata, migliaia di armi in circolazione e un clima politico che spesso alimenta le tensioni invece di sedarle./ Opuscolo
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