Andrew Napolitano accusa la NSA, l'FBI e il Dipartimento per la Sicurezza Interna di sorveglianza di massa che, a suo dire, viola direttamente la Costituzione degli Stati Uniti.
Un tempo America dai diritti inviolabili e dal principio del "ragionevole sospetto" come scudo contro l'abuso di potere, gli Stati Uniti sono diventati, secondo l'ex giudice statunitense Andrew Napolitano, una "nazione di sospetti", dove ogni cittadino può essere soggetto a sorveglianza e dove lo Stato controlla senza mandato, senza accusa e senza confini chiari.
In un'analisi durissima, il celebre giurista critica le pratiche di sorveglianza della National Security Agency (NSA), del Department of Homeland Security (DHS) e del Federal Bureau of Investigation (FBI), sostenendo che violano sistematicamente il Quarto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che protegge i cittadini da perquisizioni e sequestri arbitrari.
Secondo Napolitano, poco è cambiato dalle rivelazioni di Edward Snowden e dalle inchieste del giornalista Glenn Greenwald, che anni fa sconvolsero l'opinione pubblica. La sorveglianza di massa, afferma, continua a essere parte integrante del funzionamento dell'apparato statale.
L'ex giudice sostiene che la NSA, che formalmente dipende dal Pentagono, impiega circa 60.000 dipendenti in operazioni di sorveglianza all'interno degli Stati Uniti. Secondo lui, il sistema di autorizzazione del Tribunale per la sorveglianza dell'intelligence estera (FISA) è diventato una mera formalità, poiché i mandati vengono emessi non sulla base del sospetto di un reato, ma sulla base della possibilità che una persona abbia comunicato con cittadini stranieri.
Napolitano sostiene che questa pratica consente l'intercettazione delle comunicazioni di centinaia di milioni di americani e costituisce un'elusione delle garanzie costituzionali.
Anche il Dipartimento per la Sicurezza Interna è al centro delle sue critiche. Secondo lui, l'agenzia possiede una tecnologia in grado di identificare le impronte digitali a diversi metri di distanza e di leggere i dati biometrici degli individui a distanza ravvicinata.
Sostiene che se una persona è presente nei database federali, le autorità possono avere accesso immediato alle informazioni bancarie, sanitarie, legali e commerciali.
Un'altra preoccupazione riguarda l'utilizzo di un dispositivo noto come "Stingray", che simula i segnali delle antenne cellulari e consente di identificare la posizione degli utenti di telefoni cellulari.
Secondo Napolitano, tale pratica costituisce anche una forma di sequestro di dati personali ed è contraria alla protezione garantita dalla Costituzione.
L'ex giudice accusa inoltre l'FBI di utilizzare programmi di hacking avanzati, noti come "zero-click", in grado di penetrare nei dispositivi elettronici senza l'interazione dell'utente e, a suo dire, senza autorizzazione giudiziaria.
"Gli attacchi informatici sono reati penali", sostiene, aggiungendo che tali pratiche vengono utilizzate dalle agenzie federali come procedura di routine.
Napolitano ritiene che l'espansione dei poteri dell'apparato di sicurezza sia stata resa possibile alimentando la paura. Cita la paura degli stranieri, delle guerre, della criminalità, della droga e del terrorismo come fattori che hanno indotto i cittadini ad accettare la limitazione delle libertà in cambio di promesse di maggiore sicurezza.
Secondo lui, la libertà perduta raramente si riconquista e non può essere sacrificata in nome della sicurezza collettiva.
In conclusione, l'avvocato sostiene che le attuali pratiche di sorveglianza assomigliano ai cosiddetti "mandati generici" utilizzati dalle autorità britanniche durante il periodo coloniale, che consentivano perquisizioni e sequestri senza prove concrete.
Due secoli e mezzo dopo la Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti, Napolitano avverte che i padri fondatori del Paese difficilmente avrebbero riconosciuto l'America di oggi, dove, a suo dire, ogni cittadino è trattato come un potenziale sospetto. / Tratto da "Inside Over"
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