Oltre 40 navi con a bordo attivisti provenienti da 40 paesi sono partite per Gaza con aiuti umanitari, ma sono state fermate dalla marina israeliana in acque internazionali. Israele le definisce azioni legali. Gli attivisti parlano di pirateria moderna. Il mondo tace!
La flottiglia di Gaza non è un evento umanitario ordinario. Non è semplicemente una consegna di aiuti o il trasporto di sacchi di medicinali. È un chiaro e coraggioso atto di resistenza civile internazionale contro il brutale blocco israeliano di Gaza, un blocco che ha trasformato 2,3 milioni di palestinesi in prigionieri senza prove. Questa volta, circa 40 navi battenti bandiera di 40 paesi sono salpate dai porti europei con circa 200 tonnellate di aiuti per Gaza. Ma invece di essere accolte in un porto franco, hanno dovuto affrontare l'abbordaggio da parte della flotta militare israeliana.
L'operazione israeliana non si è svolta a Gaza o in acque israeliane, ma in acque internazionali. Questo rende l'azione non solo discutibile, ma, secondo alcuni avvocati, illegale ai sensi delle convenzioni marittime. L'intervento è avvenuto senza chiari avvertimenti e con l'obiettivo di bloccare completamente la flottiglia. Almeno 21 navi sono state bloccate e gli attivisti, tra cui italiani, sono stati arrestati e ora rischiano l'espulsione.
In totale, 22 cittadini italiani sono stati arrestati dalle forze israeliane e stanno affrontando un procedimento di espulsione. L'eurodeputata italiana Benedetta Scuderi, membro della missione, ha dichiarato che si tratta di "pirateria moderna" e che l'atto è avvenuto in completa violazione del diritto internazionale.
Israele, da parte sua, giustifica le sue azioni sostenendo che la flottiglia potrebbe essere utilizzata da Hamas per i rifornimenti, pur non offrendo prove concrete e non consentendo un'indagine indipendente sulle navi sequestrate. In sostanza, il mondo sta assistendo a un potente blocco degli aiuti umanitari a una popolazione affamata e sofferente, senza alcun confronto politico o internazionale. L'azione della flottiglia, indipendentemente dall'esito, priva Israele dell'alibi che la guerra sia autodifesa e lo mostra come una potenza che esercita un controllo totale, brutale, anche sugli aiuti.
La preoccupazione maggiore risiede nel silenzio dei Paesi occidentali. L'Italia, pur avendo cittadini a bordo, ha reagito con un linguaggio burocratico. L'UE non ha rilasciato alcuna dichiarazione sull'evento, mentre i Paesi arabi vedono la flottiglia come il simbolo del crollo morale dell'Occidente. Dalla Turchia all'Irlanda, dalla Norvegia all'America Latina, le proteste crescono, ma la diplomazia tace.
Raramente gli aiuti umanitari hanno avuto un tale peso politico. La flottiglia di Gaza è la prova che, se gli Stati rimangono in silenzio, la società civile non resterà a guardare. E se Israele commette atti di pirateria in mezzo al Mediterraneo, la storia lo giudicherà, ma per ora sta accadendo sotto gli occhi del mondo intero e nessuno osa fermarlo./ Opuscolo
ku jane keta aktivistet e trapit kur behet fjale per mijera te krishtere te vrare barbarisht ne Siri, Irak, Liban, Nigeli, Kongo,,ku jane keta aktiviste te trapit kur behet fjale per mijera druze, alevite, yazide te vrare barbarisht ne Siri,,,apo lajmi i madh eshte kur ka brenda dicka per te peshtyre mbi Israelin,,,fare e keqe komunisto-homoseksuale,bastarde te races njerezore.
Rrac e keqe shum çifutët e m...kriminelë.