
La polizia di Scutari ha deciso di misurare il rumore in decibel, mentre le vittime di crimini e incidenti restano nell'ombra; un contrasto che rivela più di ogni altro rapporto le priorità distorte dell'ordine urbano.
Scutari sta vivendo il suo periodo turistico più florido. Le strade acciottolate, i caffè in riva al lago, l'architettura ottomana e l'atmosfera nordica attraggono migliaia di visitatori. Ma quest'estate, nella città portuale si sta verificando un evento senza precedenti: la polizia di Scutari, dopo aver raccolto le vittime di recenti crimini e incidenti, ha deciso di vietare la musica nelle principali zone turistiche, misurando l'intensità sonora in ogni angolo della città con un fonometro.
A prima vista, sembra un passo lodevole per l'ordine e la qualità della vita. Il rumore eccessivo è un vero problema nei centri urbani e i turisti cercano relax, non concerti improvvisati su ogni marciapiede. Ma l'ironia della situazione è sconcertante: mentre la polizia si preoccupa del livello di decibel di una canzone popolare, ha appena sporto denuncia contro le vittime delle violenze, degli incidenti mortali e delle rapine che hanno sconvolto la città. Bloccare la musica è davvero la soluzione che Scutari attende dopo una notte turbolenta?
Sia chiaro: misurare il rumore non è sbagliato. Ma quando la stessa forza di polizia che dovrebbe indagare su crimini e incidenti, garantire la sicurezza stradale e proteggere le vite umane, si trasforma in ispettori del rumore, sorge spontanea la domanda: quali sono le vere priorità? La turistica Scutari non ha bisogno solo di silenzio; ha bisogno di sicurezza. Il turista straniero non fuggirà da un tamburo assordante, ma fuggirà per paura di essere coinvolto in un incidente o di assistere a un grave sinistro nelle strade strette e poco illuminate.
Nel frattempo, i cittadini di Scutari provano sentimenti contrastanti: da un lato, lodano ogni sforzo per mantenere la calma, ma dall'altro constatano con i propri occhi che il radar acustico non riesce a catturare i criminali che si muovono indisturbati nei sobborghi, né a fermare le auto che sfrecciano a velocità folle trasformando il viale in una strada della morte. Sembra che le istituzioni abbiano scelto la battaglia più facile, quella contro le onde sonore, mentre la lotta contro le ondate di violenza rimane in secondo piano.
L'azione della polizia di Scutari, annunciata con grande clamore mediatico, ha suscitato reazioni contrastanti. Ristoratori e proprietari di strutture turistiche temono che il "blocco" della musica, sebbene giustificato dalle normative, possa compromettere la vivace atmosfera che rende Scutari speciale. Si chiedono: perché non si interviene sul rumore dei vecchi motori che fumano in centro? Perché non si ferma il suono assordante degli allarmi delle auto che tengono sveglio metà del quartiere? E soprattutto, perché il rapporto della polizia non include un piano per l'illuminazione pubblica nelle zone in cui si sono verificati gli incidenti mortali?
Forse questa campagna di misurazione del rumore è puramente simbolica: un modo per dimostrare che la polizia "sta agendo", mentre i problemi di fondo rimangono irrisolti. Ma il simbolismo ha un prezzo. Quando i cittadini vedono agenti in uniforme misurare il rumore di un bar mentre a pochi isolati di distanza una famiglia piange la vittima di un incidente, allora la fiducia nella giustizia e nell'efficienza crolla. Il silenzio auspicato per le strade non può essere raggiunto senza prima mettere a tacere le armi, l'eccesso di velocità e la negligenza.
Scutari ha bisogno di una forza di polizia che sappia guardare oltre il suono. Una forza che misuri non solo i decibel, ma anche la distanza dall'ospedale, i tempi di risposta alle chiamate, il numero di pattuglie nelle zone pericolose. Il vero turismo non si costruisce chiudendo le finestre per attutire il rumore, ma aprendole a una città dove la sicurezza è tangibile, dove la musica è permessa ma la criminalità no, dove gli incidenti vengono prevenuti e non semplicemente registrati.
Non confondiamo l'ordine con l'arroganza di misure inappropriate. La polizia di Scutari ha fatto bene a prestare attenzione al rumore, ma ricordi che prima di bloccare la musica, bisogna bloccare la strada alla violenza. Solo allora Scutari potrà cantare a squarciagola, senza timore dei decibel del nulla. / Opuscolo
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