A 18 anni dalla tragedia di Gërdec, il processo contro l'ex ministro della Difesa Fatmir Mediu continua a trascinarsi tra continui rinvii e oltre 50 udienze inconcludenti. Mentre le famiglie delle 26 vittime attendono ancora giustizia, il processo si è trasformato in una maratona di ostacoli procedurali che rischia di ritardare ulteriormente la giustizia e di renderla nulla e priva di validità...
Oggi ricorre il diciottesimo anniversario della tragedia di Gërdec, in cui persero la vita 26 persone. Ancora oggi, i familiari delle vittime continuano a cercare giustizia. L'esplosione nel deposito di munizioni fu descritta come un incidente dal governo di Berisha, ma le indagini condotte nel corso degli anni hanno rivelato che dietro quell'esplosione si celavano molti altri affari e responsabilità.
Con la creazione della SPAK, sembrava che la giustizia tanto agognata stesse finalmente per arrivare. La Procura Speciale ha preso in carico il caso e ha deciso di indagare su Fatmir Mediu, l'ex Ministro della Difesa. Ma, sebbene sembrasse esserci una luce in fondo al tunnel dell'impunità, quella luce continua a rimanere lontana.
Il caso "Gërdeci" è iniziato ufficialmente il 27 luglio 2021, quando la SPAK ha richiesto la riapertura delle indagini contro Mediu. Il Tribunale di primo grado ha respinto la richiesta. È stato necessario l'intervento della Corte d'Appello Speciale e della Corte Suprema per ordinare l'arresto dell'imputato e la prosecuzione del procedimento penale. Nel febbraio 2023, la SPAK ha chiuso le indagini e rinviato Fatmir Mediu a giudizio, ma ad oggi si sono tenute oltre 50 udienze e non si sa ancora quando il processo si concluderà.
Il procedimento si è trasformato in una maratona deliberata di ostacoli: continue assenze degli avvocati, mancata comparizione di testimoni ed esperti, nonché frequenti viaggi dell'imputato negli Stati Uniti, spesso casuali e a pochi giorni dalle udienze.
Nessun divieto di lasciare il Paese, nessuna comparizione forzata, nessun provvedimento di fronte a questo continuo sabotaggio del processo giudiziario.
Ad ogni rinvio, una prova svanisce, una testimonianza viene deviata, un fatto viene dimenticato. Sembra che questo sia l'obiettivo: rimandare all'infinito la giustizia finché non perde il suo valore.
Stiamo parlando di una tragedia con 26 vittime, oltre 300 feriti e miliardi di euro di danni economici e sociali. Un evento che ha sconvolto l'opinione pubblica, ma che rischia di trasformarsi in una farsa procedurale per il sistema giudiziario.
Il Tribunale speciale per la corruzione e la criminalità organizzata non ha ancora fornito una spiegazione pubblica sul perché il procedimento non sia ancora concluso, sebbene per l'accusa di "abuso d'ufficio" la legge preveda la conclusione del processo entro 4 mesi.
Lo stesso tribunale che si è affrettato a condannare cittadini comuni per "abuso d'ufficio" a favore di un appalto o di un'azienda, tace di fronte a un fascicolo con 26 vittime. La legge è chiara: per un'accusa del genere il periodo processuale è di 4 mesi. Oggi sono passati 3 anni e non abbiamo ancora una conclusione al processo.
Che tipo di giustizia è questa, che si piega alla politica, trascina i processi all'infinito e lascia le famiglie delle vittime ad aspettare?
D'altro canto, la SPAK ha anche alimentato aspettative che non sono state soddisfatte. Quando ha rinviato a giudizio Mediu, l'istituzione ha annunciato che nel corso dell'indagine sono stati presi provvedimenti anche in merito alla procedura di vendita di munizioni da parte del Ministero della Difesa e della società "MEICO" alle società straniere "Evdin Ltd" a Cipro e "AEY" in Florida.
Secondo quanto riportato dalla SPAK, le indagini su questo episodio non erano ancora concluse ed era stato avviato un procedimento penale separato per corruzione di alti funzionari e riciclaggio di denaro.
In sintesi, SPAK ha promesso di concentrarsi sul "tallone d'Achille" di questo problema: il traffico di munizioni.
Questo articolo menziona anche Shkëlzen Berisha, figlio dell'ex Primo Ministro Sali Berisha, nei confronti del quale sono emerse accuse e prove nel corso degli anni, anche da fonti statunitensi. Tuttavia, ad oggi non si sono registrati sviluppi concreti al riguardo.
Come il 21 gennaio, ancora oggi in molti si chiedono se giustizia sarà mai fatta a Gerdec. Perché dopo 18 anni, le famiglie delle vittime continuano ad aspettare la stessa cosa: giustizia. / Opuscolo
ALBANISTAN,hesapi. Gerrdeci, 21 Janari ,Shkaterrimi komplet i Ushtrise, Industrise, Bujqesise, infrastruktures, Instituteve, 97. o SKAPI, ka shume te drejte Berishovici, si nuk ju vjen keq per personat e vobeket qe humben jeten, u plagosen, nje pjese jan me handikaq edhe familjet e tyre. Vetem tek ne ndodh keshtu.