Tra gli episodi più gravi si segnalano l'esplosione di una bomba nei pressi del pub "Poseidon" nel novembre 2019 e l'attentato del gennaio 2020 al centro diurno per anziani "Il sorriso di Stefano", appartenente al gruppo "Telesforo-Vigilante".
La polizia italiana sta intensificando le indagini sull'attacco armato avvenuto alcuni giorni fa nel parcheggio vicino al parco "Via Ugo Iarussi" di Foggia, in cui sono rimasti feriti due passanti. Al centro dell'incidente ci sono un albanese e un italiano, entrambi arrestati dalle autorità e con precedenti penali gravi.
Secondo i media italiani, l'albanese coinvolto è Erjon Rameta, 37 anni, noto anche con il soprannome di "Antonio l'Albanese", nome che gli è noto per i suoi precedenti penali.
Rameta, insieme a un coetaneo di Foggia di cognome Basto, è stato arrestato con l'accusa di tentato omicidio e possesso illegale di arma da fuoco, in seguito a una sparatoria che ha seminato il panico nella zona frequentata da famiglie e bambini.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l'episodio si è verificato la sera del 10 maggio, quando una lite tra più persone è degenerata nell'uso di armi da fuoco all'interno del parco di Via Iarussi. La sparatoria ha ferito alle gambe due passanti, una coppia che si trovava casualmente in zona.
Le autorità italiane affermano che la polizia è stata inizialmente informata della presenza di uno straniero che sosteneva di aver ricevuto minacce di morte da un conoscente nel parcheggio del Penny Market in Via San Severo. Ma non appena le pattuglie sono arrivate sul posto, gli agenti hanno udito degli spari provenire da un vicino parco pubblico.
Erjon Rameta è stato fermato a circa 40 metri dal luogo dell'incidente, mentre l'altro sospettato è stato arrestato poco dopo, anche grazie alle informazioni fornite da alcuni passanti. Durante le perquisizioni, la polizia ha sequestrato due pistole con matricola abrasa, sospettate di essere state utilizzate durante la sparatoria.
Il giudice istruttore ha quindi confermato gli arresti e ha ordinato la detenzione in carcere dei sospettati.
Il nome di Rameta è comparso più volte negli ultimi anni in fascicoli investigativi e giudiziari in Italia. Nel luglio 2025, è stato arrestato insieme al ventenne Leonardo Russo dopo un inseguimento per le vie di Foggia, conclusosi con il sequestro di una pistola Beretta calibro 9 mm nascosta in un edificio del centro città.
Secondo quanto riportato, i due sono stati fermati intorno alle 7:00 del mattino, mentre viaggiavano a bordo di uno scooter T-Max in Via Guido D'Orso. Dopo aver parcheggiato il veicolo in Via La Piccirella, hanno tentato la fuga a piedi verso un edificio. Durante l'inseguimento, uno dei due ha gettato via la pistola, che è stata poi recuperata dalla polizia.
Per quell'episodio, Rameta è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere dopo un processo abbreviato. Gli inquirenti si sono interrogati sul perché due persone con precedenti penali gravi si aggirassero per la città armate nelle prime ore del mattino.
Tuttavia, il precedente penale più grave legato al trentasettenne albanese rimane quello degli attentati che hanno scosso Foggia tra il 2019 e il 2020. Rameta è stato arrestato nell'aprile del 2020 e successivamente condannato a 6 anni di carcere per due attacchi perpetrati con metodi mafiosi.
Tra gli episodi più gravi si segnalano l'esplosione di una bomba nei pressi del pub "Poseidon" nel novembre 2019 e l'attentato del gennaio 2020 al centro diurno per anziani "Il sorriso di Stefano", appartenente al gruppo "Telesforo-Vigilante".
Gli inquirenti italiani hanno sempre ritenuto Rameta vicino agli ambienti della "Società Foggiana", un'organizzazione criminale attiva nella zona di Foggia. Tuttavia, finora non sono emersi elementi che colleghino direttamente l'ultimo episodio alla criminalità organizzata.
Nel frattempo, le indagini sull'assassinio proseguono e le autorità stanno cercando di scoprire i motivi del conflitto che ha portato allo scontro a fuoco, nonché le relazioni tra le persone coinvolte.
L'episodio ha riacceso le preoccupazioni per la sicurezza nella città di Foggia, poiché la sparatoria è avvenuta in una zona densamente popolata da famiglie, donne e bambini, causando panico tra i cittadini.
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