
Le democrazie europee di fronte alla prova più dura: per chi lavorano i governi, per i cittadini o per i fondi speculativi?
La crisi immobiliare in Europa non è più un problema sociale, ma una minaccia politica diretta, proprio come l'aggressione russa contro il continente. Questo monito è stato lanciato di recente dal sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, che ha sottolineato come l'incapacità delle democrazie europee di risolvere la crisi immobiliare stia trascinando i cittadini verso il radicalismo e la disillusione politica.
Da Dublino a Milano, la crisi immobiliare sta devastando finanziariamente i cittadini europei. I prezzi delle case sono diventati inaccessibili per la maggior parte delle persone, mentre gli affitti assorbono fino al 50% del reddito mensile dei cittadini comuni. Nelle capitali europee, gli affitti sono aumentati di oltre il 10% solo nell'ultimo anno, costringendo i cittadini a condizioni di vita sempre più difficili e precarie.
Mentre i cittadini soffrono, le istituzioni finanziarie festeggiano. Nell'ultimo decennio, gli investitori istituzionali hanno triplicato gli acquisti di case in Europa, raggiungendo livelli vertiginosi. Solo in Irlanda, metà delle case costruite dal 2017 è stata acquistata da fondi di investimento. A Berlino, questi investitori ora possiedono il 10% del patrimonio immobiliare totale.
Le conseguenze sociali sono drammatiche. Con l'accresciuto potere delle istituzioni finanziarie, i prezzi delle case e degli affitti sono esplosi, causando sfratti di massa e disperazione sociale. Questa realtà sta alimentando l'estremismo politico, come dimostrano i recenti risultati elettorali in Germania e nei Paesi Bassi, dove i partiti radicali stanno guadagnando terreno proprio promettendo di risolvere la crisi immobiliare.
I grandi beneficiari di questa situazione sono i giganti della finanza, come Blackstone, che considerano il mercato immobiliare europeo un asset molto redditizio. Questi investitori non sono affatto interessati a costruire nuove abitazioni o a risolvere la crisi; al contrario, meno case ci sono, più alto è il prezzo.
I governi europei restano prigionieri degli interessi del capitale privato, offrendo sussidi e agevolazioni fiscali agli speculatori e indebolendo al contempo la tutela degli inquilini e le normative edilizie.
Tuttavia, la resistenza civica sta crescendo. A Madrid, nel 2024, oltre 150.000 cittadini sono scesi in piazza per protestare contro la crisi immobiliare. Berlino ha votato per espropriare alloggi ai grandi investitori, ma la pressione delle lobby finanziarie ha bloccato l'attuazione di questa misura.
Se l'Europa non reagisce con urgenza, le conseguenze politiche e sociali saranno devastanti. È tempo che l'Europa riprenda il controllo sulla questione abitativa, anteponendo gli interessi sociali a quelli finanziari. Altrimenti, il continente è minacciato da un'ondata senza precedenti di estremismo politico. / Opuscolo
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