
L'ipocrisia dell'UE: si comporta diversamente con Mosca e diversamente con Israele!
Quanti lettori oggi associano il nome Gleiwitz al nome? Probabilmente non molti. Ma questa città industriale della Slesia polacca, con quasi 200.000 abitanti, fu teatro di un evento che cambiò la storia mondiale. Il 31 agosto 1939, la propaganda nazista annunciò che un gruppo di polacchi aveva attaccato la stazione radio di Gleiwitz. Un incidente descritto come un "attacco armato polacco", che, secondo Hitler, avrebbe giustificato la dichiarazione di guerra alla Polonia.
La verità venne a galla solo dopo la capitolazione del Reich: l'attacco era stato orchestrato dai tedeschi, dalle SS e dalla polizia segreta, con ufficiali in uniforme polacca per creare il pretesto per un'aggressione. Un classico esempio di "false flag", usata per manipolare l'opinione pubblica e scatenare una guerra mondiale.
Da Gleiwitz ai "droni russi": i parallelismi odierni
Oggi, più di ottant'anni dopo, episodi che ricordano quello scenario sono stati segnalati in Polonia, Estonia e Romania: 19 droni russi avrebbero violato lo spazio aereo polacco, un altro sarebbe caduto su una fattoria vicino a Lublino, violazioni di 12 minuti da parte di aerei russi nei cieli estoni.
Questi casi hanno suscitato allarme all'interno della NATO, con Polonia ed Estonia che hanno cercato di attivare l'articolo 4 del Trattato, che prevede discussioni quando l'integrità territoriale o la sicurezza di un paese membro sono minacciate.
Ma quanto sono reali questi incidenti? L'esperto militare Gianandrea Gaiani cita tre possibilità: un test russo per misurare le difese europee; un errore tecnico causato dalle contromisure elettroniche ucraine; o una messa in scena deliberata da parte degli stessi polacchi e ucraini per rafforzare la narrazione della minaccia russa.
Fatti che sollevano dubbi
Molti elementi mettono in dubbio la versione ufficiale:
- I droni abbattuti erano disarmati.
- Il missile esposto sopra un fienile a Lublino non era russo, bensì un AIM-120 americano lanciato per errore da un F-16 polacco.
-Molti degli allarmi in Polonia e Romania si sono rivelati falsi, causati dalle condizioni meteorologiche.
- La Russia ha negato le violazioni aeree in Estonia, ma le sue dichiarazioni sono state liquidate dai media occidentali come propaganda, senza alcuna verifica.
Un quadro sfocato, in cui i fatti si mescolano alla narrazione, creando più confusione che chiarezza.
Costruire il "nemico ideale"
Sullo sfondo, l'obiettivo appare chiaro: creare uno stato permanente di allarme anti-russo, per mobilitare l'opinione pubblica europea. Le dichiarazioni dei leader dell'UE sono intrise di retorica apocalittica:
Macron ha definito Putin "il mostro che divorerà l'Europa".
La presidente della Commissione europea Von der Leyen ha definito la Russia uno "Stato canaglia".
I leader di Germania, Gran Bretagna, Svezia e Norvegia parlano apertamente di prepararsi a una "inevitabile guerra mondiale".
In questo clima, anche l'idea di "muri di droni" al confine orientale dell'UE non sembra più una fantasia, ma un piano concreto che porta a uno scontro aperto con Mosca.
La frustrazione europea e l’ombra di Trump
Perché questa spinta al conflitto? Una spiegazione è il timore delle élite europee di fronte al ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Un ritiro degli Stati Uniti dalla NATO lascerebbe l'UE privata della sicurezza americana. Per questo motivo, i leader europei stanno alimentando il fuoco del conflitto con la Russia, nella speranza che un clima di guerra costringa Trump a mantenere il dialogo.
Ma si tratta di un calcolo pericoloso, che va contro gli interessi dei cittadini europei, trascinandoli in un gioco di ricatti e isteria.
L'ipocrisia dell'UE: doppi standard con Mosca e Gaza
Questa retorica bellicosa nei confronti della Russia contraddice la posizione dell'Europa sul massacro di Gaza. Per quasi due anni, l'UE ha assistito in silenzio: bombardamenti di ospedali, scuole e campi profughi, migliaia di civili uccisi, aperta pulizia etnica da parte dei coloni israeliani.
La reazione europea è stata la stessa: parole altisonanti come "inaccettabile", "intollerabile", ma senza alcuna azione concreta. Di fatto, il continente è paralizzato dalla paura di accuse di antisemitismo e dalla dipendenza politica ed economica dagli Stati Uniti e da Israele.
L'Europa grida contro Mosca ma balbetta contro Tel Aviv. Questa ipocrisia morale è il segno più chiaro della sua debolezza.
Conclusione: un continente bloccato dalla paura e dall'ipocrisia
Da Gleiwitz nel 1939 ai droni di oggi su Polonia ed Estonia, la storia sembra ripetersi: messa in scena, pretesti e retorica alimentano gli scontri. Oggi l'Europa si trova stretta tra due fronti: una potenziale guerra con la Russia e un massacro in corso a Gaza, su cui chiude un occhio.
In entrambi i casi, appare incompetente, dipendente e priva di dignità politica. Quello che un tempo era il continente più potente del mondo ora è guidato non dai principi ma dall'ipocrisia – l'unica bussola che sembra essere rimasta a Bruxelles. / Tratto da "Pamphlet" di "Inside Over"
Europa ka qënë gjithmone baxhella e amerikes. Perjashtim ketu ben lideri global. Ai nuk është baxhelle. Ai është kryebaxhelle.