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Rajoni dhe Bota11 Gusht 2025, 13:43

L'ideologo di Putin detta le condizioni in Alaska; i due scenari che il Cremlino si aspetta

Shkruar nga Francesca Salvatore

L'ideologo di Putin detta le condizioni in Alaska; i due scenari che il

Dmitry Suslov delinea due scenari per il vertice in Alaska: un accordo bilaterale tra Mosca e Washington o, in caso di rifiuto, la cessazione degli aiuti militari statunitensi all'Ucraina...

Alla vigilia del vertice in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin, i governi seguono da vicino l'incontro bilaterale che, per la prima volta in 15 anni, vedrà i presidenti di Russia e Stati Uniti incontrarsi faccia a faccia sul suolo americano.

"Putin sta offrendo a Trump una via d'uscita comoda", ha affermato Dmitry Suslov, vicedirettore del Centro per gli studi europei e internazionali presso la Moscow Higher School of Economics e fidato consigliere del Cremlino per la politica estera.

Secondo Suslov, il vertice in Alaska rappresenta un passo strategico decisivo. Il Cremlino prevede due possibili esiti.

La prima, che Mosca considera prioritaria, sarebbe l'adozione di un accordo bilaterale tra Russia e Stati Uniti, senza il coinvolgimento diretto di Kiev o delle capitali europee.

Il piano, secondo la visione di Putin, prevederebbe il ritiro delle truppe ucraine dalle aree del Donbass ancora sotto il controllo di Kiev e, parallelamente, il ritiro russo da alcune aree di Sumy, Dnipropetrovsk e Kharkiv, lasciando invariata la linea del fronte altrove. Si tratta di un'evoluzione significativa rispetto a un anno fa, quando la richiesta russa era la completa evacuazione delle quattro province annesse. Oggi l'attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sul Donbass. In sostanza, tuttavia, rimarrebbe una condizione non negoziabile: l'impegno formale dell'Ucraina a non aderire alla NATO.

Suslov sottolinea che non si tratterebbe di un semplice scambio di territori. Mosca vorrebbe includere nell'accordo finale anche la smilitarizzazione del Paese e una riforma costituzionale federale.

L'innovazione, spiega, è duplice: per la prima volta la Russia si è dichiarata pronta a discutere non solo l'accordo di pace definitivo, ma anche un cessate il fuoco provvisorio; e, allo stesso tempo, sembra disposta a chiedere meno che in passato in cambio di un cessate il fuoco.

L'altro scenario, che il Cremlino considera meno auspicabile ma comunque plausibile, vedrebbe Zelensky, sostenuto dai governi europei, respingere la proposta. In questo scenario, Trump potrebbe reagire bloccando gli aiuti militari a Kiev e interrompendo anche le spedizioni di armi agli alleati europei destinate all'Ucraina, accelerando così la sconfitta di Kiev e il collasso delle sue capacità difensive.

Ma perché, in questo caso, Trump dovrebbe agire contro Kiev senza imporre sanzioni a Mosca, nonostante le recenti minacce? Suslov lo spiega con la difficile posizione in cui si è messo il presidente statunitense dopo aver chiesto a Cina, India e Brasile di interrompere le importazioni di greggio russo, minacciando sanzioni secondarie. Un rifiuto di Pechino, prevedibile, così come di Nuova Delhi e del Brasile, metterebbe Washington di fronte a un bivio: o ritirarsi, inviando un segnale di debolezza, o aprire un fronte politico e commerciale con i tre principali paesi BRICS, con esiti imprevedibili. Un vertice in Alaska di successo, con l'adozione di un piano congiunto per un cessate il fuoco in Ucraina, consentirebbe a Trump di spegnere questo incendio e di presentarsi come l'artefice di una svolta storica. Per questo motivo, conclude Suslov, è probabile che il presidente statunitense accetti la proposta russa.

Anche la scelta della location non è casuale. L'Alaska, sottolinea il consigliere del Cremlino, ha un forte valore simbolico: è il territorio americano geograficamente più vicino alla Russia, lontano dall'Europa e da Kiev, ed evoca immediatamente l'idea di un rapporto diretto tra le due potenze. Sarà il primo vertice ufficiale tra Mosca e Washington su suolo americano in quindici anni, dopo l'incontro del 2010 tra Dmitri Medvedev e Barack Obama. /Tratto da Il Giornale/

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