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Rajoni dhe Bota 9 Shkurt 2026, 17:31

Violenza, sesso e paura al posto delle puntate: come il Montenegro si sta trasformando nel laboratorio della mafia balcanica

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Violenza, sesso e paura al posto delle puntate: come il Montenegro si sta
Foto illustrativa /

Le reti criminali di Tuz e Podgorica torturano i debitori con metodi disumani, mentre lo Stato rimane in silenzio; un allarme che dovrebbe sconvolgere l'intera regione...

In Montenegro, la criminalità organizzata sta assumendo proporzioni sempre più brutali e l'ultimo caso svelato dai media locali sul fenomeno dello zelenašenje (usura) rappresenta una realtà oscura e pericolosa per l'ordine pubblico e la società nel suo complesso. Stiamo parlando di una strutturata rete criminale che opera da anni nelle zone di Tuzi e Podgorica, con metodi che superano i limiti di qualsiasi norma umana o legale: brutali percosse, fratture ossee, taglio delle orecchie, stupri, ricatti sessuali e intimidazioni estreme; questi sono solo alcuni dei meccanismi di controllo e pagamento che questo gruppo utilizza per riscuotere i propri crediti.

Non si tratta più di un caso isolato, ma di un fenomeno diffuso in tutta la regione dei Balcani, in cui strutture criminali, spesso legate alla politica, alla polizia o al mondo degli affari, utilizzano forme di violenza per esercitare pressioni sui soggetti più deboli della società, solitamente persone che, a causa della povertà, della malattia o della disoccupazione, cadono nella trappola di indebitarsi a tassi di interesse elevati.

Nel caso specifico, pubblicato da "Vijesti", il gruppo guidato dai fratelli Dreshaj aveva trasformato la propria attività in un'industria di violenza e sfruttamento, dove non solo veniva richiesto il rimborso dei debiti a tassi di interesse illegalmente gonfiati, ma in alcuni casi, secondo le prove, venivano richieste prestazioni sessuali in sostituzione delle rate non pagate, spesso ricattando i familiari dei debitori.

Le istituzioni statali montenegrine non sono riuscite a fermare questo fenomeno. La polizia e la procura non hanno intrapreso azioni incisive per anni, mentre molte vittime non osano denunciare, per timore di ritorsioni e per sfiducia nella giustizia. Questo vuoto istituzionale alimenta ulteriormente il sistema parallelo di "giustizia mafiosa", in cui il crimine stabilisce le proprie regole, punisce, minaccia e governa.

Il fenomeno dell'usura non è solo un problema criminale, ma è il riflesso di un sistema sociale ed economico corrotto, dove le persone sono abbandonate al loro destino, senza accesso ai prestiti bancari, senza assistenza sociale, senza speranza. E in questo clima, i clan criminali offrono "soluzioni rapide", ma a un prezzo che rovina vite umane. Non è un caso che queste reti operino principalmente in regioni con comunità emarginate, con scarsa presenza statale e forte influenza dei legami tribali o clanici, il che rende ancora più difficile separare la società dalla criminalità.

Questa situazione in Montenegro ha ripercussioni dirette anche per l'Albania. Il confine aperto, le reti criminali transfrontaliere e il modello economico dei Balcani basato su deboli fondamenta di costruzione dello Stato, rendono la criminalità organizzata un problema regionale. L'Albania non è esente dal fenomeno dell'usura e della pressione illegale sui cittadini bisognosi. Ma ciò che sta accadendo in Montenegro, l'uso del sesso, della tortura e della paura come moneta di scambio di un'economia criminale parallela, costituisce un allarme che non deve essere trascurato.

Invece di trattarli come casi periferici cronici, questi fenomeni dovrebbero essere studiati come una struttura permanente della criminalità organizzata, che sopravvive grazie alla debolezza dello Stato e al silenzio della società.

I media, come nel caso del quotidiano Vijesti, svolgono un ruolo fondamentale nel denunciare questi crimini; ma questo non è sufficiente se non è accompagnato da un'azione diretta da parte delle autorità giudiziarie e da una dura politica penale contro lo zelenašenje e qualsiasi forma di violenza a scopo di lucro.

In definitiva, questa è una guerra tra due mondi: legale e illegale, Stato e mafia, giustizia e paura. Rimanere in silenzio di fronte a tutto ciò significa diventare complici silenziosi./ Opuscolo

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