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Anti-Mafia27 Gusht 2025, 16:12

Vučić è preoccupato per la modifica della Costituzione serba, ma cosa succederà a Edi Rama?

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Vučić è preoccupato per la modifica della Costituzione serba, ma cosa 

Mentre Belgrado si rifiuta di modificare la Costituzione per un terzo mandato presidenziale, a Tirana Edi Rama prepara la trasformazione del sistema: da Primo Ministro a Presidente con pieni poteri...

In una dichiarazione che ha sorpreso l'opinione pubblica, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha annunciato che non modificherà la Costituzione per restare al potere più a lungo, affermando che completerà il suo attuale mandato e non si ricandiderà.

Questa decisione giunge in un momento di tensione per la Serbia, caratterizzato da massicce proteste, dalla mancanza di una maggioranza parlamentare per le modifiche costituzionali e da una crescente pressione internazionale per la stabilità istituzionale.

Prevedendo uno scontro con l'opposizione e la società civile, Vučić ha scelto di dimettersi, non per convinzione democratica, ma per mancanza di calcoli aritmetici nell'Assemblea.

In sostanza, questa ritirata è un atto di calcolo politico, una manovra per preservare la propria immagine personale ed evitare di essere etichettato come dittatore dall'Occidente. Vučić sa bene che, con l'Occidente al centro dell'attenzione e una rinascente opposizione nelle strade, qualsiasi tentativo di cambiare le regole del gioco si tradurrebbe in instabilità interna e isolamento diplomatico. Sceglie di fermarsi, forse temporaneamente.

In netto contrasto con questo sviluppo, in Albania, Edi Rama sta preparando il contrario. Mentre Vučić si sta allontanando dalle ambizioni presidenziali con maggiori poteri, Rama sta sondando il terreno per un progetto silenzioso ma pericoloso: modificare la Costituzione per creare un sistema presidenziale su misura per la sua massa politica.

Con il pretesto della riforma della giustizia e della necessità di un sistema "più funzionale", Rama sta estendendo i suoi tentacoli verso un controllo istituzionale assoluto, dove il ruolo del Presidente passa da cerimoniale a esecutivo. Questa mossa, se realizzata, segnerebbe un rovesciamento del sistema parlamentare che l'Albania ha avuto dalla caduta della dittatura.

A differenza della Serbia, dove i meccanismi parlamentari e la società civile hanno costretto il governo a dimettersi, l'Albania sta scivolando verso un modello autoritario con un consenso istituzionale silenzioso e un'opposizione paralizzata. La differenza è profonda: a Belgrado, la paura della punizione ha fermato Vučić; a Tirana, l'arroganza dell'impunità ha spinto Rama.

In entrambi i casi, è chiaro che i leader balcanici, cresciuti in fragili sistemi democratici, vedono la Costituzione non come un contratto con i cittadini, ma come uno strumento manipolativo per estendere il potere. Ma mentre la Serbia ha dimostrato la capacità di limitare le ambizioni presidenziali, l'Albania si trova ad affrontare il rischio concreto di una vera e propria acquisizione dello Stato. Alla fine, la domanda è questa: l'Albania avrà il suo momento "Vučić" o finirà con un regime che assomiglia più a Erdoğan in Turchia che a una democrazia europea? / Opuscolo

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