
Nell'Italia degli anni Novanta tutto sembra bloccato: uno sviluppo improvvisato e irrazionale, un'industria turistica che prospera sull'entusiasmo e sull'abusivismo edilizio, una bellezza grezza che non basta per fare il passo giusto...
Sia chiaro: l'Albania non è stata una mia idea. È stata l'intelligenza artificiale a suggerirmela come una destinazione mediterranea che corrispondeva perfettamente ai parametri che avevo fornito e che avevo chiesto di verificare cercando su internet informazioni e valutazioni: mare cristallino, strutture adatte alle famiglie, strutture ben attrezzate, trasporti accessibili, prezzi competitivi e luoghi di interesse storico e culturale.
L'idea era promettente, ma la realtà è un'altra storia. "Appena scesi dal traghetto, ti rendi subito conto di essere in un'Europa diversa. Code interminabili, controlli severi, un'atmosfera da vecchio Sigurim. Poi, due passi fuori, ed ecco il primo impatto con un teatro balcanico: un uomo in divisa, non si capisce chi sia, ti ferma con la mano. Borbotta in italiano: "Sigurim".
Scopri così che non tutte le polizze coprono questo posto. Fin qui niente di strano. Il problema è come: una baracca fatiscente, due tizi in sandali, un tizio che si avvicina con una mazzetta di banconote in mano. "Cinquantacinque euro", nessuna spiegazione. Una specie di biglietto d'ingresso non scritto. Benvenuti in Albania.
La strada e il luogo incompiuto
Fuori dal porto di Valona, il paesaggio è quello classico del Sud dimenticato: traffico caotico, scooter scassati, vecchie Mercedes (una su quattro qui è di marca tedesca, spesso con motori ventennali) parcheggiate accanto a case incompiute. Camion carichi di angurie arrancano su per i pendii, mucche che pascolano indifferenti sull'asfalto.
Poi la SH8 si apre come una boccata d'aria fresca: colline verdi, la baia di Valona dall'alto, cemento disseminato a caso, fabbriche e piccole fattorie. Lungo la strada, cartelli con la scritta "corn" pubblicizzano pannocchie arrostite.
Sulla SH100, il viaggio cambia ritmo. La strada sale attraverso montagne desolate, passando per vecchie trivelle fuori uso da decenni e cave abbandonate: resti di un socialismo che non ha lasciato altro che spazzatura. Cumuli di spazzatura lungo il bordo, ponti precari a Pocem, villaggi misti dove il tempo sembra essersi fermato.
Gli occhi si riempiono di stazioni di servizio abbandonate con i tetti arrugginiti, bar fatiscenti e bambini che trascinano le infradito sull'asfalto, fissando i cellulari. Un paesaggio tanto sporco quanto straziante.
Saranda, una città dai due volti
Dopo tre ore di macchina nel bel mezzo del nulla, Saranda sembra una periferia cresciuta troppo in fretta. Case e negozi affollati di gente senza alcun ordine, insegne al neon, schermi luminosi, traffico frenetico. Le insegne parlano un lessico italo-balcanico che sembra una parodia dell'italiano: "Mobileri", "Gomister", "Parukeri", "Pasticheri", "Pizzeri". Qui si va in moto senza casco, anche in tre, proprio come si faceva qualche decennio fa.
Gli albanesi guidano in modo caotico: servono vigili urbani infuriati in mezzo alle strade per dirigere un flusso impossibile. Auto, moto con le molle, scooter che vagano tra corsie immaginarie: questo è il traffico di Napoli all'ora di punta. Ma le strade rimangono quelle di un villaggio di pescatori: strette, inaspettate, con balconi fioriti che si affacciano sul caos. Eppure: bella, Saranda è bella. Divertente e vivace come una rustica Ibiza. Un piccolo gioiello in riva al mare: acque azzurre, terrazze dei bar piene di turisti e giovani albanesi, conversazioni e bicchieri che tintinnano sotto il sole e la luna.
La vita notturna è straordinaria: musica, luci, risate, energia. Ragazze francesi ovunque aggiungono poesia ai volti un po' cupi dei residenti. La sera, le splendide barche, risuonanti di musica dance, salpano lentamente per festeggiare in mare fino a tarda notte.
Per chi cerca maggiore comfort, tre tappe imperdibili sono il Bar-Ristorante Limani, il più suggestivo di Saranda, una piccola penisola di cemento a picco sul mare dove gustare un gelato con il mare quasi ai piedi; la Taverna Laberia, gremita di gente per le sue carni alla griglia; e il Ristorante Ballkon, famoso per le sue cozze e la vista dall'alto sulla spiaggia centrale. L'aperitivo al tramonto si gusta invece al Castello di Lekursi: Saranda sotto, il mare di fronte, Corfù all'orizzonte. Un'atmosfera quasi irreale.
La città è rumorosa, assetata di modernità, in perenne contraddizione: villaggio balcanico e città costiera allo stesso tempo, caos e vitalità fusi in un unico desiderio di sviluppo.
È chiaro che fino a 15-20 anni fa le cose qui erano diverse: la fine del comunismo, la crisi finanziaria del '97 e l'anarchia che ne è seguita avevano lasciato dietro di sé una rovina che solo il turismo, scoppiando come una bolla di felicità, avrebbe potuto coprire, ma mai completamente.
Accanto agli hotel di lusso si ergono vecchie case incompiute, immondizia, degrado, auto accatastate e una totale assenza di regolamenti. Servizi dubbi, gestione spesso abusiva, parcheggiatori abusivi, pochi POS, ancora meno scontrini, che sbirciano sotto la superficie della normalità. Il traffico di esseri umani è evidente anche dai numerosi legami con l'Italia dei clan, principalmente con la 'Ndrangheta.
Në pjesën e re, qendra është një sërë baresh, restorantesh dhe tezgash me ushqim rruge që punojnë gjithë natën: është e habitshme që në katin përdhes nuk sheh kurrë dyer shtëpie, vetëm bare dhe dyqane. Një shenjë se gjithçka është ndërtuar vitet e fundit vetëm për turizëm.
Ksamili, perla e Rivierës Shqiptare, surprizon me ujëra të ngjashme me Karaibet në nuanca të blusë dhe të gjelbër që duken si një kartolinë. Por shërbimet mbeten nga Jugu i Thellë: rërë e hedhur në tokë për të krijuar plazhe të rreme luksoze, zero organizim.
Po çmimet? Jo tamam të lira: larg klisheve të Shqipërisë me kosto të ulët. Më të ngjashme me ato të Italisë para inflacionit në vitin 2022, para krizës energjitike dhe luftës në Ukrainë.
Midis Detit dhe Kufirit
Nga Saranda veriore, me varkë përgjatë bregdetit, zbulon plazhe të vogla e të izoluara si Krorhez, me taverna dhe çadra që nxjerrin muzikë dhe alkool, ose Gremina, një mur guri të bardhë që zhytet në një det të pastër si qelqi. Në jug, nëse vazhdon drejt Greqisë, rruga bëhet një sqep asfalti që ndjek male, duke zbritur dhe duke u ngjitur papritur. Pas një kthese, pamja humbet: male të shkreta, liqene, shkurre mesdhetare. Gjithmonë aty, Korfuzi shfaqet si sfond, dinak dhe i palëvizshëm. Herë pas here shfaqen periferi të vogla rurale, shtëpi të shpërndara, por kurrë qytete të vërteta. Përgjatë rrugës, burra, gra, mushka dhe fermerë; furgonë Mercedes të ngarkuar me trupa të mbushur si sardele ngjiten me vështirësi në kodër.
Toka tregon historinë e bujqësisë së pastër për mbijetesë, fushave të djegura nga dielli dhe një ekonomie që nuk ka asgjë tjetër për të treguar, por thjesht ia del mbanë. Në kufirin me Greqinë, udhëtimi ndalet përsëri. Kontrolle të dyfishta, radhë të pafundme makinash me motorët ndezur, kamioneta kërcënuese të Frontex-it, kontrolle të rastësishme bagazhesh.
Orë pritjeje që na kujtojnë "gjeneratën Shengen" se sa përpjekje na kushton të heqim dorë nga liria e lëvizjes. Dhe sa e rëndësishme është ta mbrojmë atë, gjithmonë, pa e marrë kurrë si të mirëqenë. Një mit që duhet hedhur poshtë.
Shqipëria, shkurt, është, në fund të fundit, një mit që duhet hedhur poshtë. E bukur, po, por jo shumë e bukur. Nuk ka asgjë vërtet unike që justifikon një udhëtim këtu. Deti, plazhet dhe peizazhet janë evokuese, por jo më shumë se bregdeti i Kalabrisë, me më pak shërbime dhe sigurisht më pak cilësi.
Tutto sembra bloccato nell'Italia degli anni '90: uno sviluppo improvvisato e irrazionale (i Piani Regolatori in Albania non sono esattamente una priorità), un'industria turistica che prospera sull'entusiasmo e sull'abusivismo edilizio, una bellezza grezza che non basta per fare il passo giusto. Questa terra è tutto ciò che ha: mari perfetti ed ecomostri di cemento incompiuti a pochi passi dalla spiaggia, un luogo sospeso tra vecchio e nuovo, improvvisazione e modernità, nostalgia e fretta di andare avanti. Sporca e toccante, caotica e affascinante, incompiuta ma viva. Il Sud che vuole diventare Nord a tutti i costi. Caotica e interessante, incompiuta ma viva. /Adattato da Notizie.it
*Francesco Condoluci, direttore di Notizie.it e consigliere per la comunicazione del Ministro delle Riforme Istituzionali
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