Gaza come seconda prova di civiltà e il silenzio arabo come scelta strategica
Se c'è un approccio analitico non solo sbagliato, ma pericoloso per il concetto stesso di libertà, è il paragone che alcuni circoli islamici albanesi hanno fatto tra Gaza e il Kosovo, equiparando Hamas al suo Esercito di Liberazione, anche se il primo combatte in nome di Dio mentre l'UCK combatte in nome dei cittadini.
Questo paragone non è valido né storicamente, né politicamente, né moralmente. Non si tratta di un innocente malinteso, ma di una distorsione che offusca la distinzione tra un movimento di liberazione che cercava l'ordine democratico e un'organizzazione ideologica che impone un ordine autoritario.
L'UCK non era Hamas. Il Kosovo non era Gaza. E questa differenza non è semantica, è sostanziale.
L'UCK: un movimento per l'ordine democratico, non per il potere ideologico
L'Esercito di Liberazione del Kosovo non era un esercito ideologico. Non cercava di costruire un ordine teocratico, né di esportare un'ideologia religiosa o nazionalista. Era una reazione a un'occupazione brutale, con un obiettivo chiaro: la liberazione del territorio e la costruzione di istituzioni democratiche. In questo senso, l'UCK faceva parte di un progetto politico mirato all'integrazione nell'ordine occidentale, non al suo rovesciamento.
Hamas, al contrario, è un progetto ideologico radicato in un ordine teocratico che sfida i fondamenti stessi dello Stato laico. Non persegue solo la liberazione territoriale, ma anche la trasformazione dell'ordine sociale e politico secondo una visione religiosa ristretta. Pertanto, il paragone con l'UCK non è solo inesatto, ma anche offensivo per la storia stessa del Kosovo.
Hamas e il nazionalismo clericale serbo: due facce della stessa medaglia
Volendo fare paragoni precisi, la politica di Hamas di liberazione dei "luoghi santi" coincide maggiormente con la politica del nazionalismo clericale serbo, che mirava a ripristinare il predominio serbo su territori che considerava parte del suo patrimonio storico e religioso. Hamas mira alla distruzione di Israele a tutti i costi, mentre l'UCK non mirava alla distruzione della Serbia, ma solo alla sua rimozione da un territorio che aveva occupato nel Medioevo e di nuovo nel XX secolo.
In quest'ottica, la politica dello Stato del Kosovo per la costruzione di istituzioni democratiche e per l'integrazione nell'ordine internazionale coincide maggiormente con quella di Israele, che aveva liberato Gerusalemme dall'occupazione islamica e aveva costruito uno Stato laico, con istituzioni funzionali e pluralismo politico.
La liberazione di Gaza: dai carri armati alle istituzioni
Solo ora, con l'accordo mediato dal Presidente Trump, Gaza sta entrando in una fase paragonabile a quella del Kosovo dopo il 1999. Questo accordo non è semplicemente un cessate il fuoco, ma un progetto per la doppia liberazione di Gaza: dall'occupazione militare israeliana e dalla prigionia ideologica di Hamas. Il ritorno in massa dei cittadini alle loro case distrutte è più di un atto umanitario: è un ripristino della sovranità civica.
Le forze internazionali, il disarmo delle forze locali e le garanzie statunitensi sono gli elementi che rendono questo processo simile a quello del Kosovo. Ma la somiglianza non sta nel passato; è nel futuro che si sta costruendo: un ordine in cui i cittadini, attraverso il libero voto, costruiscono istituzioni laiche e attuano un'autonomia politica libera da entrambi gli occupanti.
L'economia come fondamento del nuovo ordine
In questo contesto, gli investimenti esteri – americani, occidentali, arabi e turchi – non sono solo aiuti economici. Sono strumenti di modernizzazione. Creano posti di lavoro, costruiscono infrastrutture e, soprattutto, offrono alternative alla dipendenza dal bilancio statale o da strutture ideologiche. Questo è il modo più sostenibile per liberare il cittadino: offrendogli una reale opportunità di vivere con dignità.
Turchia e Stati Uniti, con le loro esperienze diverse ma complementari, possono svolgere un ruolo chiave in questa trasformazione. Possono contribuire a costruire un ordine in cui il cittadino palestinese veda il proprio interesse nel sostenere istituzioni laiche, perché offrono loro sicurezza, lavoro e prospettive.
Gaza come seconda prova di civiltà e il silenzio arabo come scelta strategica
Solo così si può comprendere il silenzio arabo di fronte all'occupazione israeliana: non come approvazione, ma come rifiuto dell'alternativa più pericolosa, l'esportazione della rivoluzione islamica nella regione, l'appropriazione dei "luoghi santi" e la costruzione di tutta la vita sociale attorno a un modello teocratico. Il silenzio non è resa, ma calcolo: una scelta per preservare l'ordine secolare, per proteggere l'equilibrio regionale e per impedire che Gaza diventi un trampolino di lancio per un ordine che minaccia le fondamenta stesse dello Stato moderno.
In quest'ottica, la cooperazione tra Stati Uniti, Turchia ed Egitto non è solo diplomazia, ma architettura politica. Può portare libertà economica e politica e mobilitare la volontà civica di costruire istituzioni laiche ed efficaci e una democrazia modello. Gaza non è come il Kosovo, ma può esserlo, se la liberazione non si ferma ai carri armati, ma prosegue con le idee, con l'economia e con il voto. E solo allora la storia di Gaza sarà scritta non come una ripetizione del dolore, ma come un nuovo inizio di libertà. / Opuscolo
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