Edoardo Sarchi, 44 anni, imprenditore immobiliare, è stato ucciso sabato. Molte sono le lacune nel caso della lite seguita a un incidente. La moglie albanese, azionista dell'azienda, ha scelto di farlo seppellire senza autopsia. Il mistero dell'arma del delitto e dei suoi tre amici rimane irrisolto.
Si parla molto della morte dell'imprenditore del mattone Edoardo Sarchi di Cunardo, in provincia di Varese, ucciso sabato a Salari, un villaggio dell'Albania che da tempo ospitava il direttore di una nota fabbrica in un Paese in piena espansione urbanistica e immobiliare. L'Albania è anche il luogo di nascita della moglie 44enne di Sarchi.
Si è trattato chiaramente di un omicidio, ma da quanto appreso dal Corriere della Sera, l'imprenditore non sarebbe stato ucciso con colpi di pistola o di fucile senza il lungo muro di silenzio locale e una serie di depistaggi, con le solite grandi figure sullo sfondo, seppur sfocate.
Lo hanno picchiato a morte con dei bastoni in testa. E il ragazzo che la polizia sta cercando non c'entra nulla.
Che brutta storia.
Il giorno dopo, la mattina del delitto, Sarçi era accompagnato da tre persone. Si dice che questi complici, i suoi complici, abbiano fornito ciascuno una versione diversa, ad esempio introducendo l'agguato di uno sconosciuto, ovvero quel ragazzo che è apparso all'improvviso, brandendo una pistola, sulla strada percorsa dal gruppo, a bordo di due jeep, e ha interrotto il flusso dei veicoli, comportandosi come un pazzo. Hanno anche ascoltato il racconto di una lite degenerata tra Sarçi e quel ragazzo, che non era a piedi, ma a bordo di un'auto, che avrebbe investito l'uomo d'affari ed è sceso per aggredirlo.
Il presunto autore, segnalato ieri come ancora latitante (se fosse vero?), è un appassionato di armi, ha 48 anni e vive nella stessa area geografica del sanguinoso episodio: siamo a duecento chilometri dalla capitale Tirana, verso la splendida parte meridionale dell'Albania, con montagne all'interno, altri luoghi magici, comunità isolate e immagini di altre epoche.
Un'altra versione emersa, o volutamente portata alla luce, è la seguente: loro tre e l'imprenditore erano a caccia quando purtroppo qualcuno gli ha sparato per errore, colpendo alla testa il povero imprenditore, padre di due figli, per il quale non si poteva fare assolutamente nulla. Un disastro. Ma zero proiettili. Perché, appunto, lo strumento del crimine era un bastone, come previsto.
Un caso complesso in cui l'esame forense solitamente fornisce prove non conclusive ma indicative.
Nessuna di queste.
Nelle ore immediatamente successive, su richiesta della moglie di Sarchi (che detiene quote significative della società), i funerali e la sepoltura si sono svolti in forma privata e apparentemente molto rapidamente. Fine. Senza un'autopsia preliminare, senza la consueta procedura: la naturale, legittima e attesa richiesta delle autorità inquirenti di far esaminare la salma da un perito. L'inchiesta, infatti, è ormai chiusa. O almeno gli inquirenti sono ansiosi di trarre le conseguenze delle loro condanne. Stanno cercando di catturare il latitante, accusato di omicidio, detenzione illegale di armi e traffico di droga; nella sua abitazione sono stati trovati fucili da caccia e semi di cannabis.
Ma quei tre, certamente insieme a Sarch, certamente in quelle due auto che certamente sono passate per Salari, non sono figure comuni in Albania.
E in Albania parliamo di una grande qualità che, se espressa in un contesto criminale, porta a risultati catastrofici, perché forse, vale la pena ripetere "forse", in questo caso specifico beh, appartengono tutte e tre alla stessa famiglia.
E questa famiglia è legata, anzi legata, proprio per la centralità dei legami di sangue, a personaggi politici influenti, prima nel Partito Comunista e poi in quello Socialista, rimasti al potere nell'intervallo tra la caduta del paranoico e mortale dittatore Enver Hoxha e la guerra civile, tra la ricostruzione e il reinvestimento in strutture alberghiere da parte di ex contrabbandieri, personaggi onorati dal popolo che garantivano la salvezza sbarcando in Italia e così via fino alle ultime stagioni del narcotraffico, un capitolo mai seriamente esplorato a causa della diffusa collaborazione degli italiani, non solo con la 'ndrangheta, ma anche con i cosiddetti "soggetti al di sopra di ogni sospetto".
L'Albania autentica è una nazione giovane, vivace e coraggiosa, che studia, lavora e si specializza, che investe e sa promuovere il turismo, che coltiva legami privilegiati con il governo Meloni. Ma a volte accade dentro questi sporchi misteri che la riportano molto, molto indietro./ Corriere della Sera
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