
Mentre la maggioranza parla di modernizzare la legislazione penale, dietro le quinte si prepara un'amnistia silenziosa per abuso d'ufficio e affari relativi agli appalti pubblici...
Nel bel mezzo di un caldo luglio, mentre il Paese è alle prese con incendi, tensioni sociali e mancanza di pace pubblica, un incontro inaspettato e una bozza diffusa con entusiasmo dal Primo Ministro Edi Rama sui social media hanno portato alla ribalta un tema delicato: le modifiche al Codice Penale. Definita dal governo una "discussione accademica", l'attività ha coinvolto diverse personalità in realtà più note per i loro legami con il potere che per la loro indipendenza professionale.
Nonostante l'incontro fosse stato presentato come una tavola rotonda di esperti, non vi è stata trasparenza sull'origine della bozza, né una vera discussione sulle conseguenze delle modifiche. In altre parole, quello che è stato presentato come un processo di consultazione non è stato altro che il preludio a un'iniziativa politica premeditata.
Nel frattempo, la posizione del procuratore generale, che ha parlato di "norvegianizzazione della giustizia" e si è fermamente opposto all'idea di inasprire le misure per alcuni reati, solleva interrogativi sul suo ruolo in questo dibattito. Invece di chiedere un inasprimento delle pene per corruzione e abuso d'ufficio, si è posizionato come voce critica nei confronti dell'iniziativa, omettendone però la vera essenza.
Dietro questa facciata, si sta preparando un passo molto più importante. Fonti attendibili affermano che la parte più significativa delle modifiche al Codice Penale non è ancora stata pubblicata. Si prevede che nella "seconda versione" del progetto verrà pubblicato l'articolo chiave: la depenalizzazione del reato di "abuso d'ufficio" e la depenalizzazione delle violazioni negli appalti pubblici.
Questo cambiamento non è casuale. Se dovesse concretizzarsi, fungerebbe da "amnistia silenziosa" per molti funzionari coinvolti in gravi fascicoli giudiziari, comprese le indagini aperte dallo SPAK. In questo modo, buona parte dei personaggi attualmente al centro di indagini per abuso di fondi pubblici o per flagranti violazioni della legge verrebbero rimossi dal radar della sanzione penale.
Gli emendamenti in preparazione potrebbero essere spacciati per conformità agli standard UE, citando il fatto che alcuni paesi europei non includono l'abuso d'ufficio nel Codice penale. Ma questa è solo una giustificazione formale. In realtà, i paesi dell'Europa centrale e settentrionale non avranno lo stesso livello di corruzione diffuso e utilizzeranno altri meccanismi sanzionatori. Nel frattempo, nei paesi del Mediterraneo e dei Balcani, l'abuso d'ufficio rimane uno degli strumenti più efficaci per indagare e punire la corruzione pubblica.
Con questa iniziativa, la maggioranza dovrebbe attuare una doppia manovra: in pubblico apparirà come una forza che migliora il Codice penale in conformità con le raccomandazioni europee, mentre in realtà costruirà una via di salvezza per i suoi funzionari compromessi.
Se questo scenario dovesse concretizzarsi, si prevede che non solo verrebbero interrotti importanti processi investigativi, ma che anche la credibilità della riforma della giustizia e lo stesso stato di diritto verrebbero fondamentalmente danneggiati.
Per questo motivo, è fondamentale che questa iniziativa venga alla luce in un dibattito pubblico aperto e venga affrontata con trasparenza. Perché qualsiasi cambiamento che incida direttamente sul modo in cui la corruzione viene punita nel Paese non può essere attuato silenziosamente, nei corridoi del potere o negli uffici finanziati dalle fondazioni./ Opuscolo
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